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La musica nella cattedrale della natura in Provenza

L'edizione n°40 del Festival pianistico di La Roque d'Anthéron.

Per rendersi conto di cosa sia lo spazio magico del Château de Florans occorre cambiare prospettiva. Non basta percorrerne i viali costellati da 365 platani secolari, giganti di un silenzio contrappuntato dall’ostinato parlottare delle cicale. Qui, da terra, ad inebriare è la pura magia dei sensi, una bellezza che si dilata in una curiosa sinestesia a cui anche le piante aromatiche disseminate qua e là per il parco fanno la loro parte. Occorre un elicottero.

Da qui e solo da qui, dall’alto di una visione complessiva, alata, è possibile cogliere la potenza di quella spaccatura nel fitto verde della Provenza profonda, di quella cattedrale semicircolare che come una conchiglia avvolge il suono della musica e lo proietta, perfetto come in una sala da concerto, sugli spalti. Da 40 anni, da quell’intuizione coraggiosa e folle nata dalla fantasia di René Martin e subito raccolta – con altrettanta spericolata immediatezza – da Paul Onoratini, ogni estate La Roque d’Anthéron cambia pelle e da sonnolento paesino di campagna (mille abitanti o poco più) a 20 km da Aix en Provence accende i riflettori sul suo Festival de Piano, e chiama a sé qualcosa come 50mila visitatori. La forza della musica, quando a parlare sono nomi di prima grandezza. Sin dall’inizio. La prima edizione aveva avuto, ad inaugurare, Sviatoslav Richter. Le gradinate non erano ancora state costruite, così come, nel parco, la magnifica conchiglia acustica non era ancora stata edificata sopra la maestosa base di un’antica fontana. Chi era accorso, probabilmente tra il curioso e l’incredulo, aveva preso posto su sedie accomodate alla bell’e meglio nel verde. A ruota erano seguiti, nello stesso cartellone, Zimerman ed Argerich, prima del leggendario – e prematuramente scomparso – Yuri Egorov. Tempo qualche settimana e la stella del Festival era già una consacrazione. Oggi il visitatore che intendesse salire alle file più alte della gradinata è costretto a camminare in un foyer spettacolare, nella pancia dell’impalcatura, dove, ai lati, torreggiano le gigantografie dei protagonisti storici che hanno reso La Roque d’Anthéron uno degli appuntamenti più straordinari del mondo. Leggende di ieri e di oggi, alcune delle quali continuano a contrassegnare, edizione dopo edizione, presenze irrinunciabili nel cartellone di uno dei Festival più ricchi e densi di proposte, con le sue tradizionali quasi quattro settimane di musica a scandire, in varie cornici del territorio, gli appuntamenti del mattino, del pomeriggio, e della sera.

Quest’anno, dopo momenti in cui tutto sembrava polverizzato dall’emergenza Covid, la proverbiale caparbietà di René Martin l’ha spuntata: “le Festival aura lieu”, ha annunciato con un comunicato stampa che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quelle migliaia di inguaribili affezionati che non sanno immaginare estati diverse: una programmazione necessariamente ridimensionata nell’arco temporale e nel ventaglio degli artisti, quasi tutti francesi, anche per circoscrivere i rischi del contagio e le limitazioni algi spostamenti tra Paesi. Dal 1 al 21 agosto, le sole due sedi del Parco e dell’Espace Florans – viali e spazi interni alla tenuta di proprietà della famiglia Onoratini – ospiteranno dunque un Festival che per i grandiosi festeggiamenti in vista delle 40 edizioni dovrà aspettare necessariamente il 2021 (quando le candeline saliranno a 41), ma che nell’impianto e nell’atmosfera saprà essere all’altezza della sua grandiosa storia.

Ad inaugurare, il 1 agosto con una serata già sold out, sarà Nelson Goerner a fianco del quartetto Modigliani e del contrabbassista Yann Dubost. A seguire, dopo il clamoroso successo ottenuto lo scorso anno con un recital in cui, fianco a fianco, figuravano il Ravel dei Miroirs e lo Stravinsky di Petrouchka, il 2 agosto è la volta della giovane Beatrice Rana, unica italiana in un cartellone quasi interamente transalpino. Se, poi, immancabile è il ritorno del duo composto da Gautier Capuçon al violoncello e Nichoas Angelich al pianoforte, impegnati il 3 agosto in un concerto in gran parte dedicato a Ludwig van Beethoven a 250 dalla nascita, a nostro avviso imperdibile è l’appuntamento, il 4 agosto, con lo straripante talento di Plamena Mangova. E come perdersi il racconto - sempre sinfonico, respirato, immaginifico senza mai smarrire la carnalità di un’interlocuzione sincera con l’uditorio – del grande Arcadi Volodos, il 5 agosto? O, quattro sere dopo, quello (doppio, alle 10 del mattino ed alle 20 di sera) con il pianoforte Alexandre Kantorow – oggi ambasciatore del più alto pianismo francese nel mondo, dopo la vittoria al Concorso Tchaikovsky dello scorso anno – chiamato ad ordire un fitto discorso musicale con il violino di Liya Petrova ed il violoncello di Aurélien Pascal? O quello, di segno differente ma non meno affascinante, del 10 agosto con il pianismo sottile e torrenziale di Bertrand Chamayou, chiamato a dipanare un recital dedicato alle non solo elettive affinità tra Liszt e Wagner? Chi poi fosse a caccia di esecuzioni integrali, ecco, nella giornata dell’11 agosto, suddivisa in tre tappe affidate al rispettivo comando di Jean François Heisser, Marie Ange Nguci e Jonas Vitaud in duo con David Kadouch al pianoforte, l’integrale dei Concerti di Beethoven per pianoforte e orchestra, qui nella riduzione cameristica per quintetto e contrabbasso. E ancora, giornate dedicate ad autentiche meditazioni su pagine di Bach e Scarlatti (quest’ultimo, delineato da Lucas Debargue, altro beniamino del Festival), ma, soprattutto, la lezione ogni volta superba di camerismo e di classe, di naturalezza e di stringente dialogo, del Trio Wanderer, il 14 agosto. Avvicinandoci alle date finali, spiccano il recital, il 17 agosto, di Yulianna Avdeeva, vincitrice, nel 2010, dello Chopin di Varsavia ed applaudita, la scorsa edizione, a fianco dell’Orchestra del Tastastan diretta da Alexander Sladkovsky, e, infine, di Adam Laloum, chiamato a porre il suggello della sua classe sul Festival n°40. Consultando il programma generale al sito www.festival-piano.com, è possibile visualizzare le date per le quali l’emittente radiofonica france musique metterà a disposizione la diretta audio. Dello spettacolo impagabile dell’esserci, solo l’essenza snudata della sua lussureggiante cornice. Ma, in attesa di tempi più sereni, un quadro così bello sa incantare, anche tolto dalla cornice.

Elide Bergamaschi