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La Toscanini apre con Nagano

Schumann e Brahms accanto alla contemporaneità di Missy Mazzoli

Sabato 14 novembre all’Auditorium Paganini il concerto inaugurale della 51ª stagione concertistica. Con il direttore americano, Principal Artistic Partner della Filarmonica, il pianista Benedetto Lupo. In programma anche River Rouge Transfiguration della compositrice statunitense, artista in residenza.

Tre autori, tre stagioni della musica, un direttore che ha fatto del dialogo con la Filarmonica Arturo Toscanini uno dei capitoli centrali della propria attività italiana. Sarà Kent Nagano a inaugurare sabato 14 novembre, alle 18, all’Auditorium Paganini di Parma, la 51ª stagione concertistica dell’orchestra, con un programma che accosta la contemporaneità di Missy Mazzoli a due grandi pagine del romanticismo tedesco: il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op. 54 di Robert Schumann, con Benedetto Lupo solista, e la Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98 di Johannes Brahms. Il titolo scelto per la serata, Amicizia, suggerisce una trama di relazioni che attraversa non soltanto le composizioni, ma l’intero progetto artistico della nuova stagione: il confronto tra linguaggi ed epoche, l’apertura internazionale, la ricerca di una precisa identità orchestrale.

A rompere la consuetudine di un’inaugurazione affidata esclusivamente al grande repertorio sarà River Rouge Transfiguration di Mazzoli, compositrice americana nata nel 1980, tra le voci più riconoscibili della scena musicale contemporanea e presenza di particolare rilievo nel cartellone della Toscanini, che le ha affidato il ruolo di compositrice in residenza. La sua musica, attraversata da suggestioni minimaliste, sperimentazione timbrica e contaminazioni con il mondo elettronico e rock, si distingue per una scrittura orchestrale capace di coniugare energia ritmica e aperture liriche. Il brano in programma nasce dall’osservazione del complesso industriale di River Rouge, nei pressi di Detroit, e dalle immagini che il fotografo Charles Sheeler ne realizzò negli anni venti. Una cattedrale della modernità, con le sue strutture monumentali e il ritmo delle macchine, diventa materia di una trasfigurazione sonora: percussioni, pianoforte, arpa, archi e ottoni concorrono a costruire un paesaggio nel quale la dimensione industriale acquista una sorprendente forza evocativa. Non un semplice omaggio al paesaggio americano, ma una riflessione sulle possibilità della musica di trasformare il rumore e la materia in architettura sonora.

La scelta di collocare Mazzoli in apertura è anche una dichiarazione di metodo. La musica del nostro tempo non compare come concessione a una quota di novità, ma entra nel vivo di un programma che la mette in relazione con due capisaldi della tradizione sinfonica. È una delle linee più evidenti della stagione 2026/2027, nella quale la Filarmonica intende consolidare il proprio profilo internazionale mantenendo un rapporto vivo con il territorio e con le realtà musicali dell’Emilia-Romagna.

Al centro della serata, il Concerto per pianoforte e orchestra di Schumann, affidato a Lupo, interprete che da tempo frequenta con particolare sensibilità il repertorio romantico. Composto nel 1845, il lavoro è uno dei momenti più originali della produzione concertistica ottocentesca. Schumann si allontana dal modello del concerto inteso come confronto tra il virtuosismo del solista e la massa orchestrale: pianoforte e orchestra partecipano piuttosto a un discorso unitario, si cercano, si rispondono, si scambiano il materiale tematico. Fin dall’Allegro affettuoso iniziale, il pianoforte emerge con un gesto deciso, subito raccolto dall’orchestra; l’Intermezzo centrale introduce una parentesi di intimità cameristica, prima che l’Allegro vivace conclusivo restituisca alla partitura slancio e brillantezza. Una scrittura nella quale la difficoltà tecnica non è mai fine a se stessa, ma si mette al servizio di un’espressività mobile, inquieta, profondamente personale.

La presenza di Lupo, pianista dalla carriera internazionale e dalla solida formazione, aggiunge un ulteriore elemento di interesse. Vincitore della medaglia di bronzo al Concorso Van Cliburn nel 1989, primo italiano a ottenere questo riconoscimento, ha collaborato con importanti orchestre e direttori, affiancando all’attività concertistica quella didattica all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il suo rapporto con Schumann, testimoniato anche da incisioni dedicate alle composizioni per pianoforte e orchestra, rende particolarmente significativa questa scelta di repertorio.

A chiudere il concerto sarà la Quarta Sinfonia di Brahms, ultima delle quattro composte dal musicista amburghese e tra le più alte espressioni della sua scrittura sinfonica. Terminata nel 1885, la partitura porta a un grado estremo di coesione il rapporto tra forma e invenzione. Brahms non cerca effetti spettacolari: costruisce la tensione attraverso la trasformazione continua di cellule tematiche, la densità contrappuntistica e una straordinaria capacità di governare l’intero organismo orchestrale. Se il primo movimento si apre in un clima di malinconica inquietudine, l’Andante moderato introduce una dimensione più raccolta e solenne; l’Allegro giocoso imprime una svolta energica, prima che il finale conduca la sinfonia verso uno degli esiti più impressionanti della produzione brahmsiana.

È proprio il finale, costruito sulla forma della passacaglia, a rivelare la modernità di Brahms. Trenta variazioni sviluppano un tema di basso ostinato, secondo un principio compositivo di ascendenza barocca che il compositore trasforma in un edificio sinfonico di straordinaria potenza. La tradizione non è un repertorio di forme da ripetere, ma una materia da interrogare e reinventare. In questo senso, il dialogo con Mazzoli, posta all’inizio del programma, acquista un significato ulteriore: due prospettive lontane nel tempo, ma entrambe interessate alla trasformazione della materia sonora e alla possibilità di ricavarne nuove forme.

A tenere insieme il percorso sarà Nagano, Principal Artistic Partner della Filarmonica Toscanini, figura di riferimento della direzione internazionale. La collaborazione con l’orchestra, avviata nella stagione precedente e giunta al secondo anno, è uno degli assi portanti del progetto artistico. Nagano sarà impegnato in quattro appuntamenti: oltre all’inaugurazione, dirigerà la Nona Sinfonia di Beethoven per il tradizionale concerto di Capodanno, la Quarta Sinfonia di Mahler il 22 aprile e, a maggio, il Triplo Concerto di Beethoven con Sergej Khachatryan, Daniel Müller-Schott e Mari Kodama. Un percorso che attraversa alcuni dei grandi capitoli della storia sinfonica e che punta a consolidare un’identità interpretativa riconoscibile.

Diciotto concerti, dal 14 novembre al 28 maggio 2027, compongono il cartellone della nuova stagione. Accanto ai grandi titoli del repertorio, la presenza della musica contemporanea è uno degli elementi caratterizzanti: dopo Mazzoli, il 6 febbraio Francesco Cilluffo dirigerà una prima italiana di Nico Muhly, in un programma con i Brooklyn Rider, ensemble newyorkese anch’esso in residenza; la stagione si concluderà con Ruhige Stadt di Filippo Del Corno, pagina che guarda alla città contemporanea e alle sue molteplici voci.

Non mancano i grandi interpreti e le nuove generazioni. Il 28 novembre salirà sul podio Stepan Armasar, vincitore della Toscanini Competition, con la violinista Francesca Dego; il 4 dicembre Donato Renzetti dirigerà il pianista Yifan Wu, vincitore del Concorso Busoni. Tornerà l’Accademia Bizantina con Ottavio Dantone per il progetto Baroque anatomy, mentre il 26 febbraio sarà ospite l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, in un appuntamento che si inserisce nel percorso di Parma Capitale europea dei giovani 2027. Tra gli altri protagonisti, Ton Koopman, atteso il 30 aprile con Steven Isserlis, e Kazushi Ono, che chiuderà la stagione il 28 maggio.

Il disegno complessivo guarda dunque oltre la semplice successione di appuntamenti. La Toscanini punta a rafforzare la propria presenza nel panorama sinfonico internazionale attraverso collaborazioni, commissioni, residenze artistiche e un’attenzione strutturale ai giovani interpreti, senza perdere il legame con la tradizione musicale del territorio. Un’ambizione che trova nel concerto inaugurale una prima, significativa rappresentazione: Mazzoli, Schumann e Brahms non come tre presenze accostate in un cartellone, ma come tre modi di interrogare il presente della musica.

Amicizia è in programma sabato 14 novembre alle ore 18 all’Auditorium Paganini di Parma. La durata prevista è di circa 110 minuti, intervallo compreso. Biglietti attraverso la biglietteria ufficiale della Fondazione Arturo Toscanini.

Elide Bergamaschi