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Stockhausen, Mantra: un rito sonoro tra matematica e spiritualità all’Auditorium del Carmine

Giovedì 22 ottobre a Parma Ciro Longobardi e Andrea Rebaudengo interpretano il capolavoro per due pianoforti ed elettronica che conclude Ramificazioni

Di Elide Bergamaschi

Un’unica formula musicale, tredici note e infinite possibilità di trasformazione: da questo principio prende forma Mantra, tra le opere più significative di Karlheinz Stockhausen e uno dei vertici della ricerca musicale del novecento. Il capolavoro del compositore tedesco sarà protagonista giovedì 22 ottobre 2026, alle ore 20.30, all’Auditorium del Carmine di Parma, nell’ambito di Ramificazioni, la rassegna del XXVI Festival Verdi dedicata al dialogo tra l’eredità verdiana e le molteplici espressioni della creatività musicale contemporanea. L’appuntamento rientra nel cartellone di Reggio Parma Festival 2026 e conclude la terza edizione della rassegna.

A interpretare la partitura saranno Ciro Longobardi e Andrea Rebaudengo, entrambi al debutto al Festival Verdi. Accanto ai due pianisti, Walter Prati e Massimo Mariani di MMT Creative Lab cureranno l’elettronica e la regia del suono, elementi essenziali di un’opera in cui la materia acustica viene continuamente trasformata, ampliata e ricondotta a nuove configurazioni timbriche.

Composta nel 1970, durante il soggiorno di Stockhausen in Giappone per l’Esposizione universale di Osaka, Mantra nasce da un’intuizione melodica che il compositore sviluppò rapidamente fino a farne il principio generatore dell’intera composizione. Il titolo richiama la tradizione spirituale indiana, ma la ripetizione assume qui una funzione che va oltre la dimensione contemplativa: diventa uno strumento di esplorazione del suono, governato da un rigoroso sistema di relazioni matematiche.

L’opera si articola in tredici grandi cicli, ciascuno dominato da una particolare trasformazione della formula originaria. Le note si ripetono, si dilatano, si contraggono e si sovrappongono, dando vita a un percorso sonoro in continua evoluzione. I due pianoforti dialogano attraverso una struttura speculare, mentre i cimbali antichi, suonati dagli stessi interpreti, scandiscono l’avvio dei cicli e contribuiscono a definire il carattere rituale dell’esecuzione.

Determinante è il ruolo dell’elettronica dal vivo, che interviene sul suono dei pianoforti attraverso procedimenti di modulazione, generando nuove sonorità, talvolta metalliche e dissonanti, talvolta vicine alla risonanza di una campana. Il risultato è un paesaggio acustico in cui il timbro tradizionale dello strumento si trasforma progressivamente, mettendo in relazione tensione e distensione, ordine e percezione, calcolo e ascolto.

Con Mantra, Stockhausen segna una svolta nel proprio percorso creativo: dopo le sperimentazioni del serialismo integrale e della musica intuitiva, approda a una scrittura fortemente strutturata, fondata sul principio della “formula”, destinato a diventare centrale anche nelle successive composizioni. La partitura, eseguita per la prima volta il 18 ottobre 1970 ai Donaueschinger Musiktage dai fratelli Alfons e Aloys Kontarsky, conserva ancora oggi una straordinaria capacità di interrogare il rapporto tra composizione e percezione.

La proposta di Ramificazioni si inserisce nel tema dei Mondi lontani, filo conduttore del Festival Verdi 2026. Se nelle opere verdiane l’Oriente e le terre remote diventano spesso luoghi del dramma e dell’immaginazione, nella ricerca di Stockhausen la dimensione orientale si trasforma in un principio di pensiero musicale. Non un semplice riferimento geografico o culturale, dunque, ma un modo di concepire il tempo, la ripetizione e la trasformazione del suono.

L’appuntamento parmigiano offre così l’occasione di avvicinarsi a una pagina fondamentale della musica contemporanea, affidata a interpreti di riconosciuta esperienza nel repertorio moderno e sperimentale. Ciro Longobardi, pianista di riferimento per autori come Olivier Messiaen e per la musica del nostro tempo, e Andrea Rebaudengo, da anni impegnato nella diffusione della contemporaneità attraverso concerti e collaborazioni con ensemble specializzati, saranno chiamati a restituire la complessità di una partitura in cui precisione esecutiva e ascolto reciproco sono inseparabili.

L’elettronica di Walter Prati e Massimo Mariani completerà il dispositivo sonoro, ricreando il sistema immaginato da Stockhausen e valorizzando l’acustica dell’Auditorium del Carmine. Ne scaturirà un’esperienza in cui il rigore della costruzione musicale si intreccia con una dimensione quasi meditativa, senza rinunciare alla forza fisica e alla sorprendente varietà del suono.

A più di mezzo secolo dalla sua prima esecuzione, Mantra continua a proporsi come un viaggio attraverso le possibilità della musica: un rito sonoro in cui la ripetizione non immobilizza, ma genera movimento, e in cui la razionalità della struttura apre la strada a un ascolto capace di rivelare, a ogni ritorno, nuove prospettive.