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Grandi Lady Macbeth alla Scala: dalla Callas, passando per la Nilsson e la Verrett , in attesa di Anna Netrebko

Relativamente recente la storia del titolo alla Scala. Fra i grandi interpreti, in attesa di ascoltare la coppia Salsi-Netrebko, ricordiamo Maria Callas, Birgit Nilsson, Ghena Dimitrova, Maria Guleghina, Piero Cappuccili, Nicolai Ghiaurov, Renato Bruson. Fra i direttori Claudio Abbado e Riccardo Muti

Macbeth giunge al Piermarini a due anni dalla prima fiorentina, nel 1849: primo violino e direttore d’orchestra è Eugenio Cavallini, protagonisti sono Francesco Gnone e Carlotta Gruitz, le scene sono disegnate da Carlo Fontana. Sempre con Cavallini e nell’edizione fiorentina l’opera torna nel 1852, ‘54, ‘58 e ‘63. Sfumato il progetto di una presentazione scaligera della nuova versione modificata e arricchita dai balletti immediatamente dopo la prima parigina del 1865, il direttore dell’Orchestra scaligera Franco Faccio, artista di fiducia di Verdi dopo il trionfo della prima italiana di Aida da lui diretta al Piermarini nel 1872 e appassionato shakespeariano (la sua opera Amleto era caduta alla Scala nel 1871), dirige la prima italiana solo nel 1874, con Francesco Pandolfini e Antonietta Fricci-Baraldi nelle parti principali.

Segue un lungo silenzio, rotto solo nel 1938 da Gino Marinuzzi che crede nell’opera tanto da proporla per la prima volta come inaugurazione della stagione, che era allora fissata al 26 dicembre. La regia è di Oscar Walleck, cantano Alessandro De Sved e Clara Jacobo.

La svolta per le fortune dell’opera giunge però nel 1952. L’anno precedente Victor de Sabata aveva spostato la data dell’Inaugurazione di stagione al giorno di Sant’Ambrogio e vi aveva trionfalmente diretto Maria Callas ne I vespri siciliani. Il secondo 7 dicembre l’eco è ancora maggiore: direttore e soprano, insieme al Macbeth di Enzo Mascherini, creano un’esperienza teatrale incandescente, riportando un successo epocale che sancisce la definitiva rivalutazione critica del titolo. La regia è di Carl Ebert. Nel 1964 il Teatro torna a presentare l’opera in un allestimento di rango: dirige Hermann Scherchen, la regia è di Jean Vilar, cantano Giangiacomo Guelfi e Birgit Nilsson.

La terza inaugurazione scaligera con Macbeth, e il secondo 7 dicembre (1975), è un nuovo apice, uno spettacolo leggendario per valore assoluto di tutte le sue componenti, che si impone tra le grandi interpretazioni verdiane. Dirige Claudio Abbado, il coro è preparato da Romano Gandolfi, Giorgio Strehler crea uno dei suoi allestimenti più geniali forte dell’impressionante parete di rame disegnata da Luciano Damiani, autore anche dei costumi i cui lunghissimi strascichi si incrociano sul palcoscenico come code di rettili. In scena Shirley Verrett, Piero Cappuccilli e Nicolai Ghiaurov offrono prove storiche tanto dal punto di vista vocale che da quello scenico restituendo ai personaggi statura tragica, strazio umano e superbia regale. Macduff alla prima è Franco Tagliavini: sarà poi Veriano Luchetti e nell’incisione Plácido Domingo. Abbado riprende lo spettacolo nel 1979 e nel 1985 (con Ghena Dimitrova).

Riccardo Muti, che aveva diretto una celebre versione dell’opera a Firenze nel 1975 con la regia di Franco Enriquez, riporta Macbeth all’Inaugurazione di stagione nel 1997 ripristinando l’integralità delle danze e osando con la regia astratta di Graham Vick: la scena, interamente giocata su ampie campiture di colori primari (blu, con elementi rossi e gialli) è dominata da un gigantesco cubo che, in equilibrio su un angolo, incombe minacciosamente sui protagonisti. In scena spiccano lo slancio vocale di Maria Guleghina e la sottigliezza psicologica di Renato Bruson, insieme allo smalto di un giovane Roberto Alagna. Oltre che per la direzione di Muti, lo spettacolo resta negli annali come uno dei primi tentativi riusciti di presentare in chiave contemporanea il grande repertorio alla Scala. L’allestimento è ripreso da Muti nel 2001 e in Giappone nel 2003, mentre nel 2010 dirige Kazushi Ono.

L’ultima apparizione di Macbeth sul palcoscenico della Scala risale al Bicentenario del 2013 con Valery Gergiev a dirigere Franco Vassallo e Ana Lucrecia García in una produzione di Giorgio Barberio Corsetti.