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L’olandese volante, Wagner torna a Piacenza dopo ventisei anni

Claudio Sgura debutta nel ruolo dell’Olandese nel nuovo allestimento di Matteo Mazzoni, che chiude la stagione d’opera del Teatro Municipale

Dopo ventisei anni di assenza, Richard Wagner torna al Teatro Municipale di Piacenza con uno dei titoli più emblematici del suo primo teatro musicale. A chiudere la stagione d’opera 2025/2026 sarà infatti Der fliegende Holländer (L’olandese volante), in scena per la prima volta sul palcoscenico piacentino venerdì 6 novembre alle 20 e domenica 8 novembre alle 15.30. L’opera sarà presentata in un nuovo allestimento, frutto della coproduzione tra Fondazione Teatri di Piacenza e Fondazione Teatro Comunale di Modena.

Sul podio Martijn Dendievel, direttore tra i più interessanti della nuova generazione europea, alla guida dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Municipale, preparato da Corrado Casati. La regia e i costumi portano la firma di Matteo Mazzoni, mentre le videoproiezioni sono affidate al video designer Luca Attilii.

Un debutto particolarmente significativo attende Claudio Sgura, chiamato a vestire i panni del protagonista: il baritono, presenza assidua sui maggiori palcoscenici internazionali, affronta per la prima volta il ruolo dell’Olandese, misurandosi anche con la complessità di un’interpretazione interamente in lingua tedesca. Accanto a lui, Johanni van Oostrum sarà Senta, personaggio centrale di un dramma che affida alla fedeltà amorosa la possibilità di spezzare una condanna senza fine. Completano il cast Sorin Coliban (Daland), Ian Koziara (Erik), Ester Ferraro (Mary) e Paolo Antognetti (il Timoniere).

Nata dall’antica leggenda nordica del navigatore condannato a solcare eternamente i mari, la vicenda dell’Olandese volante attraversò la letteratura romantica prima di approdare alla penna di Wagner, che trovò ispirazione nei Memoiren des Herren von Schnabelewopski di Heinrich Heine e nelle proprie esperienze di viaggio per mare. Composta tra il 1840 e il 1841 su libretto dello stesso compositore, l’opera debuttò a Dresda il 2 gennaio 1843 e fu una tappa fondamentale nell’affermazione del suo linguaggio teatrale. Vi si delineano già alcuni dei tratti destinati a maturare nei grandi drammi successivi: la continuità della tensione musicale, il ricorso ai leitmotiv e un’orchestra che non si limita ad accompagnare l’azione, ma ne diventa interprete e motore drammatico. Tra tempeste, presenze spettrali e desiderio di redenzione, il destino del navigatore maledetto si trasforma così in una parabola sulla solitudine, sull’attesa e sulla possibilità di un amore capace di sottrarre l’uomo alla propria condanna.

È proprio sul tema dell’impossibilità del ritorno e della ricerca di un legame assoluto che si concentra la lettura registica di Matteo Mazzoni. “Un uomo senza Itaca, senza una Penelope che lo attenda, senza la certezza di poter finalmente tornare a casa”: così il regista descrive il suo Olandese, contrapponendone il destino a quello di Ulisse. Se l’eroe omerico attraversa il mare per ritrovare la propria patria, il navigatore wagneriano è costretto a vagare perché una patria sembra non esistere più. Non cerca un luogo, ma qualcuno a cui affidarsi, davanti al quale poter deporre ogni difesa. Una condizione che, secondo Mazzoni, supera i confini della leggenda e raggiunge la sensibilità contemporanea, attraversata dalla precarietà dei rapporti e dalla difficoltà di riconoscere nell’altro una presenza duratura. Al centro rimane quella promessa di amore “tanto semplice quanto smisurata” che dà senso all’intera vicenda: per sempre.

Con L’olandese volante il Municipale si confronta dunque per la prima volta con un titolo che segna un passaggio decisivo nella storia del teatro musicale ottocentesco e che, nella sua tensione tra maledizione e redenzione, conserva intatta la forza di una domanda profondamente umana.

Informazioni e biglietti: www.teatripiacenza.it