Recensioni - Cultura e musica

A Torino il Requiem di Mozart

Con il coro dell’Accademia Stefano Tempia

La potenza del Requiem è un mistero che Mozart ha donato all’umanità; composto nel 1791 e rimasto incompiuto, completato da Franz Xaver Süssmayr, l’allievo che fedelmente interpretò l’alito del Maestro nei movimenti Sanctus, Benedictus, Agnus Dei.

Il coro dell’Accademia Stefano Tempia si rifà a questa partitura.

L’uomo di fronte all’Onnipotente nel Dies Irae è piccolo e schiacciato dall’attesa. Il Re minore conferisce la drammaticità e la solennità del momento; una tempesta sonora dai ritmi martellanti, dalle figure rapide negli archi e la forte presenza dei timpani. Dies irae! Dies illa è il grido collettivo dell’umanità nel giorno del Giudizio universale. Il Tuba mirum, risveglia i morti, è intimo. Il maggiore è un contrappunto con il Re minore del Dies Irae. Riflette sul destino umano.

Esplode il minaccioso Rex Tremendae e nel maiestatis tutta l’ineluttabilità. Da un lato il terrore divino del Vecchio Testamento e dall’altra la misericordia e la supplica umana. Qui domina il coro che ha un ritmo puntato dagli attacchi forti; è l’immagine dell’umanità, inerme, di fronte al Dio. Salva me, invochiamo e imploriamo. I fiati, corni e trombe, danno un colore regale. Qui il coro si eleva con autorità per poi inginocchiarsi nella supplica.

E poi il pianto dell’umanità nel Lacrimosa, di cui, come tutti sappiamo, Mozart scrisse solo le prime otto battute. Un pianto tradotto in musica, un singhiozzo e un lamento; gli archi lo accentuano con le figure discendenti, simbolo musicale di tristezza. Il coro entra in punta di piedi, sommesso; perché prega. Fino ad arrivare a Judicandus homo reus; eccolo l’uomo terrorizzato dal Giudizio di Dio.

Mozart compose fino alla parola Lacrimosa nel primo periodo musicale. Completamente orchestrate. Gli archi introducono il pianto, passus diriusculus. (retorica barocca).

E cresce in modo progressivo fino al qua resurget ex favilla.

Molti musicologi sostengono che le prime otto battute del Lacrimosa, siano tra le più intense che Mozart abbia mai scritto.

Sicuramente è uno dei momenti più spirituali mai scritti da Mozart: risale dalla tragedia umana alla luce divina.

Il movimento del Confutatis racchiude l’inferno e la salvezza e lo fa usando due scritture diverse: Confutatis maledictis, quando i maledetti saranno condannati, e flammis acribus addictis, consegnati alle fiamme ardenti; voca me cum benedictis, chiamami tra i benedetti. Il coro canta l’inferno in modo spezzato e violento, con accordi forti e secchi. Sono le anime fra le fiamme.

Subito dopo Voca me… le voci dei soprani e contralti hanno una melodia dolce e legata. E gli archi sono lievi.

Un’altra dimensione sonora. Noi che ascoltiamo siamo condannati e speranzosi, allo stesso tempo.

Il culmine in oro supplex et acclinis. Supplichiamo e invochiamo la misericordia. Il Confutatis è un’opera lirica, e uno dei movimenti perfetti del Requiem.

Mozart usa nella partitura una tecnica contrappuntistica, una fuga bachiana, considerata una delle più impressionanti della musica sacra, nel Kyrie; quattro voci si intrecciano continuamente e mantengono la tensione della richiesta di misericordia.

Il Domine, la preghiera di intercessione, è uno dei momenti più lirici, in Re minore, chiediamo a Dio di liberare le anime dei defunti.

Ma c’è una fine a tutte le sofferenze umane, perché se Dio è un terribile errore, allora saremo salvi tutti. E allora Lux aeterna luceat eis; qui la tanto amata Fuga è ripresa dal Kyrie. La morte amica, e non più terribile. Si ritorna al Re minore e chiude ad anello l’incipit dell’opera, ma non c’è più terrore e supplica disperata; l’uomo è salvo nella Luce e nel senso di compimento: dalla paura alla pace e dal giudizio alla redenzione.

Inesprimibile l’emozione, il pubblico sgomento di fronte a Mozart.

A cura di Edwige Mormile

 

Coro dell’Academia Stefano Tempia

In collaborazione con Coro Eufoné

Diretto da Alessandro Ruo Rui

Orchestra APM Saluzzo

Francesca Idini, soprano

Elisa Barbero, mezzosoprano

Luca Santoro, tenore

Diego Maffezzoni, basso

Luigi Cociglio, direttore