Il capolavoro sacro rossiniano ha inaugurato con un sold out la XIV edizione del Festival Vicenza in Lirica
Il Festival Vicenza in Lirica ha aperto per la seconda volta, come già era accaduto nel 2019, con una pregevolissima esecuzione della Petite Messe Solennelle di Gioachino Rossini. Tuttavia, se sette anni fa l’edizione scelta era quella del 1863 con soli, coro, due pianoforti e harmonium, stavolta è stata eseguita la partitura per orchestra, redatta quattro anni dopo dallo stesso Rossini che, visto il successo ottenuto, voleva evitare che, dopo la sua morte, qualcun altro eseguisse il lavoro al suo posto.
Pur trattandosi della stessa opera, si tratta di due composizioni abbastanza differenti: se la versione primigenia è un piccolo prezioso gioiello in cui prevale l’elemento cameristico, in quella orchestrata l’elemento “solennelle” tende inevitabilmente a prevalere sul “petite” pertanto se da una parte si apprezzano i suggestivi impasti sonori e le timbriche di grande efficacia, dall’altro si perdono delle raffinatezze che l’orchestrazione tende in alcuni casi a livellare.
Poiché è compito dei festival proporre composizioni che allarghino lo sguardo oltre i repertori più tradizionali, è lodevolissima la scelta compiuta da Vicenza il Lirica di far ascoltare questa seconda versione la cui esecuzione è molto meno frequente rispetto all’altra, ed ancora più lodevole la scelta di affidarla ad una compagine prestigiosa quale l’Orchestra di Padova e del Veneto, qui, inevitabilmente, a ranghi ridotti. Infatti, se bisogna riconoscere un difetto alla magnifica architettura palladiana, è quello di non avere un vero e proprio golfo mistico, pertanto spesso l’orchestra, laddove non può posizionarsi direttamente sul palcoscenico, deve sistemarsi in platea, con esiti acustici non sempre impeccabili. Grande merito va quindi riconosciuto al Maestro Roberto Perata che, calibrando via via i volumi, ha saputo trovare i giusti equilibri sonori tra buca e palcoscenico.
Pregevole anche l’aspetto vocale che ha visto sul palcoscenico l’ottimo coro Iris Ensemble, che si è distinto per compattezza e bellezza del suono -spiccava ovviamente il Sanctus eseguito a cappella- ed un quartetto vocale di lusso.
Carmela Remigio è stata protagonista di un’esecuzione di grande intensità che ha toccato il suo apice in un O salutaris Hostia in cui è emerso il talento della grande interprete. Al suo fianco la voce brunita e pastosa di Silvia Beltrami, oltre ad essere coprotagonista di un magnifico Qui tollis insieme alla stessa Remigio, ha concluso con un Agnus Dei raccolto ed emotivamente coinvolgente.
Il versante maschile ha visto l’esibizione di Luis Magallanes, che ha sfoggiato il suo timbro luminoso nel Domine Deus e Luca Pisaroni autorevole ed incisivo nel Quoniam.
Al termine applausi calorosissimi da parte di un Teatro Olimpico che, come avvenuto anche per il concerto vivaldiano della sera precedente, ha fatto registrare il sold out, a conferma di una tendenza destinata a ripetersi anche per i prossimi appuntamenti.