Recensioni - Cultura e musica

Amburgo: L’eccessivo Falstaff di Bieito

Ambrogio Maestri splendido protagonista del nuovo allestimento del capolavoro verdiano alla Staatsoper

Vi sono cantanti che riescono ad identificarsi in tal modo in alcuni personaggi da diventarne veri e propri punti di riferimento. È accaduto ad esempio con Leo Nucci per Rigoletto, oppure, in tempi meno recenti, si possono ricordare Leontyne Price in Aida, o Luciana Serra nella mozartiana Regina della notte. Allo stesso modo la lunga frequentazione di Ambrogio Maestri con il ruolo di Falstaff gli ha permesso di diventarne interprete ideale ai giorni nostri.
Anche in occasione del nuovo allestimento dell’opera-testamento di Giuseppe Verdi alla Staatsoper di Amburgo, il cantante emiliano ha offerto un’interpretazione maiuscola. Supportato da un organo vocale in forma smagliante, il baritono emiliano ha cesellato ogni singola battuta, senza mai forzare. Anzi, sfruttandone con eleganza la malinconica ironia,  ha creato un personaggio credibilissimo e perfettamente rifinito, anche negli eccessi smodati richiesti dalla regia.

Autore di questa nuova produzione è il regista spagnolo Calixto Bieito che, affiancato da Susanne Gschwender (scene) e Anja Rabes (costumi) ambienta la vicenda ai giorni nostri, all’interno dell’Osteria della Giarrettiera, ribattezzata “Testa di cinghiale”, tappezzata di bandiere inglesi (non britanniche!), di cui Falstaff è l’oste.
Caratteristica che accomuna tutti i personaggi è l’eccesso smodato, quasi che la dionisiaca vitalità di Falstaff abbia contagiato tutti la società. Se infatti in apertura troviamo il corpulento ex paggio del Duca di Norfolk a succhiare ostriche, circondato da bottiglie di champagne, non da meno sono i suoi servitori e il Dottor Cajus, talmente ubriachi da rimettere letteralmente sul palcoscenico. Cibo ed alcol costituiscono una sorta di filo rosso dello spettacolo, al punto che Falstaff stesso cucina spesso in scena, compresa una frittata durante il suo incontro con Mrs. Quickly, ma non sono gli unici eccessi che coinvolgono i nostri protagonisti. Le quattro donne spesso si ritrovano a fumare, e presumibilmente non si tratta di tabacco, mentre Nannetta e Fenton vengono scoperti da Ford nudi nel letto, non senza che prima il giovanotto sia stato appassionatamente baciato dalla “suocera” Meg Page. Inutile a questo punto precisare che, complice un test di gravidanza positivo, le nozze tra i due nel finale hanno il sapore di un matrimonio riparatore.
Tutto lo spettacolo sembra pervaso da una frenesia continua, che si riflette in una miriade di controscene, che in qualche caso rischiano di distogliere l’attenzione dall’azione principale, come accade nel duetto tra Nannetta e Fenton del primo atto, in parte offuscato dalle tre agitate comari a proscenio armate di guantoni da boxe.
Il Falstaff di Bieito non fa sconti a nessuno, infatti lo spettacolo è pervaso da una sottile vena di crudeltà che non rinuncia alle immagini forti: il terzo atto si apre con il protagonista seduto sulla tazza del gabinetto ed anche il quadro finale, prima dell’ironico “tutti gabbati” che dovrebbe rasserenare gli animi, appare cupo e privo di qualsiasi atmosfera giocosa.

Sul podio Axel Kobler dirige con solida professionalità, tenendo ben salde le fila della narrazione, anche se, complice forse il taglio registico, vengono a volte a mancare quella leggerezza e quell’ironia che, al contrario, sono intrinseche alla partitura. Passaggi come ad esempio i concertati del primo atto avrebbero forse bisogno di un’ulteriore riduzione del peso orchestrale per permettere alle voci di emergere in maniera più nitida e spigliata.
Oltre alla maiuscola prova di Ambrogio Maestri, il cast si rivela ben equilibrato. Nel gruppo delle comari spicca Nadezhda Karyazina, Mrs. Quickly dal timbro pieno e corposo, sia nei centri che nel registro grave; una comare convincente nel fraseggio e nella resa del personaggio. Maija Kovalevska è un’Alice volitiva, che cresce in corso d’opera, mentre risulta meno incisiva Ida Aldrian nel ruolo di Meg. Markus Brück è un Ford irruento, ben timbrato, a volte spinto un po’ all’eccesso, mentre Jürgen Sacher è un Dr. Cajus dalla voce ben proiettata. Credibile la coppia degli innamorati, costituita dal Fenton di Oleksiy Palchykov e dalla Nannetta di Elbenita Kajtazi, che spicca nell’aria del terzo atto. Completano il cast Daniel Kluge (Bardolfo) e Tigran Martirossian (Pistola).
Calorosa al termine la risposta del pubblico con punte di entusiasmo per Maestri.