A circa un anno dalla sua prima esibizione al Festival Pianistico ha fatto ritorno al Teatro Grande il giovane talento russo Arcad...
A circa un anno dalla sua prima esibizione al Festival Pianistico ha fatto ritorno al Teatro Grande il giovane talento russo Arcadi Volodos. Pianista di straordinaria versatilità e di notevole abilità virtuosistica, si è presentato con un programma variegato e decisamente eclettico atto a metterne in risalto ambedue queste caratteristiche.
L’ampia selezione di musiche si è aperta con tre brani di Skrjabin: Enigme e Guirlandes che sono serviti da introduzione alla sonata n.7 Messe blanche. Volodos ha dimostrato di districarsi con sicurezza all’interno delle melodie rarefatte del compositore russo, affrontando i tre pezzi quasi senza soluzione di continuità e riuscendo a mantenere inalterata la tensione sino all’ultima nota della Sonata.
Il vero piacere della serata è scaturito però dall’ampia selezione di musiche di Rachmaninov, dalle quali è emersa la vera caratura del grande interprete. Manifestando un’ineccepibile tecnica pur non trovandosi di fronte a composizioni che richiedevano particolari doti di virtuoso, Volodos ha fornito un’interpretazione maiuscola dei Preludi tratti dalle opere 23 e 32 e di altri piccoli schizzi pescati qua e là all’interno della produzione dell’autore. Più di un brano avrebbe meritato il singolo applauso, in particolare il Preludio op.32 n.3 all’interno del quale vi è un crescendo che è stato eseguito con un’intensità da cardiopalma. La sezione dedicata al pianismo russo si è concluso con un arrangiamento personalissimo e pirotecnico della Polka Italienne giocata con toni divertiti e scherzosi.
La seconda parte della serata si è aperta con una sonata minore di Schubert, la D557, eseguita con indubbia abilità ma di cui non sono risaltate particolari caratteristiche, fatta eccezione per l’inciso “allegro” all’interno del secondo movimento che è stato interpretato con uno stile che ricordava sonorità bachiane.
Decisamente più interessante il prosieguo con tre pagine di Liszt nelle quali è riemersa l’eccezionale vena romantica dell’interprete. Magnifici i due brani tratti da Années de Pèlegrinage ovvero il Sonetto 123 del Petrarca e Il Pensieroso, conclusosi quest’ultimo con tre accordi ribattuti splendidamente diversi tra loro.
Gran finale con la Danza Macabra di Saint Saëns nella doppia riscrittura Liszt – Horowitz, eseguita con impeccabile nitore nonostante la rapinosità.
Due i bis concessi, ovvero un brevissimo Skrjabin ed una riduzione del quarto entr’acte della Carmen di Bizet accolti da un pubblico entusiasta.
Davide Cornacchione 5/5/2003