Recensioni - Cultura e musica

Bach, il rigore che diventa sentimento

Luigi Accardo incide per Fluente Records Tempered heart, un percorso bachiano al clavicembalo tra libertà d'invenzione e disciplina della forma

Il titolo Tempered heart gioca scopertamente con il Clavicembalo ben temperato, ma introduce nella formula bachiana una sfumatura ulteriore: quella di un sentimento sottoposto alla disciplina della forma, di un'intimità che trova nella costruzione musicale il proprio ordine naturale. È una chiave di lettura pertinente per il nuovo disco di Luigi Accardo, che in poco meno di un'ora raccoglie alcune pagine fra le più significative della produzione bachiana per clavicembalo, accostando libertà d'invenzione, rigore contrappuntistico e momenti di più scoperta intensità espressiva.

Il programma si apre con la Toccata in mi minore BWV 914, pagina nella quale Bach alterna sezioni di carattere improvvisativo a episodi di più serrata elaborazione. Accardo ne mette in rilievo proprio il carattere mobile, quasi rapsodico, senza tuttavia perdere di vista l'architettura complessiva. Il passaggio dalla libertà iniziale alla densità contrappuntistica arriva con naturalezza, lasciando che sia la struttura stessa a determinare il carattere.

La Toccata in sol minore BWV 916 introduce una tavolozza differente: qui la scrittura appare più articolata e il rapporto fra virtuosismo, invenzione melodica e costruzione polifonica assume un peso particolare. Accardo affronta la pagina con un fraseggio vigile, mantenendo distinta la fisionomia delle diverse sezioni e dando alla musica quella tensione interna che nasce dal continuo passaggio fra gesto libero e disciplina formale.

Al centro del programma si colloca la Seconda Partita in do minore BWV 826, uno dei vertici della raccolta. La severità della tonalità e il carattere concentrato dell'opera richiedono un interprete capace di evitare tanto la pesantezza quanto un'eccessiva ricerca di brillantezza. Accardo sceglie una via mediana: il Preludio conserva una certa urgenza, mentre l'Allemanda e la Corrente mostrano una maggiore attenzione alla qualità del fraseggio e alla continuità del respiro. Nella Sarabanda, soprattutto, il tempo sembra raccogliersi e la scrittura acquista una dimensione più introspettiva. Il conclusivo Capriccio restituisce invece movimento e mordente, chiudendo la Partita senza indulgere in effetti teatrali.

È nella selezione di Preludi e Fughe dal Clavicembalo ben temperato che il titolo dell'album trova la sua più immediata ragion d'essere: qui il problema interpretativo consiste nel tenere insieme due esigenze apparentemente opposte, la precisione dell'architettura e la libertà necessaria perché ogni preludio e ogni fuga possano esprimere un carattere autonomo. Accardo non uniforma il percorso sotto un'unica idea di Bach, ma lascia emergere la diversa natura dei brani, alternando momenti di raccoglimento a episodi nei quali il contrappunto assume un'energia quasi fisica. La sua lettura appare particolarmente attenta alla voce interna della scrittura. Le linee non vengono semplicemente sovrapposte secondo una gerarchia rigida, ma conservano una relativa autonomia, così che il contrappunto rimanga percepibile come organismo vivo. È un approccio che restituisce al Bach di Accardo una dimensione concreta, quasi tattile: il rigore non viene esibito, ma diventa il presupposto della libertà espressiva.

Anche il rapporto con il clavicembalo è affrontato senza ricercare un artificioso effetto di antichità. Il suono è trattato come materia espressiva, non come reperto storico, e questo contribuisce a dare all'incisione una fisionomia contemporanea. Accardo evita tanto la monumentalità quanto l'eccesso di intimismo; il suo Bach mantiene una misura cameristica anche quando la scrittura raggiunge una notevole densità.

Non tutte le pagine ricevono necessariamente lo stesso grado di illuminazione: alcuni momenti appaiono più persuasivi per naturalezza del fraseggio che per una particolare originalità interpretativa. Ma è proprio l'assenza di forzature a essere uno dei pregi del disco. Accardo non sembra interessato a imporre una tesi su Bach, quanto piuttosto a costruire un percorso coerente attraverso repertori nei quali rigore e libertà sono inseparabili. Un Bach vivo, controllato e meditato, nel quale il "temperamento" non è soltanto una questione di accordatura o di tecnica compositiva, ma diventa una metafora interpretativa.