Recensioni - Cultura e musica

Diaghilev conquista anche Brescia

Straordinario concerto dell’Orchestra Mariinskij al Teatro Grande

La stagione 2022 del Teatro Grande di Brescia è partita con il magnifico concerto dell’Orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Il gruppo riunisce musicisti tutti di straordinaria bravura ed è uno degli ensemble più prestigiosi al mondo. Purtroppo, il Maestro Valerij Gergiev non ha potuto essere presente in quanto risultato positivo al Covid, ragion per cui il Maestro Mikhail Sinkevich ha diretto l’orchestra in sua vece lasciando comunque inalterato il programma della serata.
I brani sono stati presentati in una sorta di crescendo musicale: la partenza è avvenuta con le note delicate del Prélude à l’après-midi d’un faune di Claude Debussy, per poi proseguire con l’Uccello di Fuoco di Igor Stravinskij ed infine terminare con le avvolgenti melodie di Shéhérazade di Nikolaij Rimskij-Korsakov.

Un programma di eccezionale valore artistico e musicale sotto ogni punto di vista. La connotazione temporale precisa e particolare, ovvero quella dei balletti di Diaghilev, è stata il fil rouge dell’intera serata. Tutti e tre i titoli infatti vennero presentati nelle stagioni parigine dei Ballets Russes di questo affascinante impresario che ha avuto il merito di far conoscere all’Occidente il balletto russo modernizzandolo e reinventandolo ad ogni stagione.

L’Uccello di Fuoco e Shéhérazade, entrambi presentati nel 1910 all’Opera di Parigi, racchiudono il cuore della Russia e il fascino dell’Oriente, o meglio quello che era allora la percezione dell’Oriente in Russia. Dopo aver fondato la rivista “Mir Isskučva” (Il mondo dell’arte), Diaghilev realizza il sogno di radunare intorno a sé i migliori ballerini, musicisti, scenografi e costumisti per cercare di realizzare una sinestesia totale di tutte le arti attraverso la bellezza, idea derivante dalla teoria wagneriana del Gesamtkunstwerk. Da subito Stravinskij si unisce al gruppo rimanendo legato a Diaghilev fin oltre la morte, avvenuta nel 1971, e chiedendo di essere sepolto a Venezia accanto all’uomo che gli diede fama eterna.
Durante la serata i musicisti russi hanno dato colore ad un immaginario balletto nel quale le note assumevano idealmente le espressioni dei visi di Tamara Karsavina e di Ida Rubistein.

La fiaba dell’Uccello di Fuoco sembra ricalcare il Lago dei Cigni, infatti sono presenti gli stessi elementi in proporzioni ridotte: il giardino incantato e le tredici principesse, la magia malvagia del perfido Kaščej, la bontà salvatrice dell’uccello di fuoco e il protagonista umano maschile, lo Zarevič Ivan. Musicalmente la delicatezza della ronda delle principesse trova il suo opposto nella danza dell’immortale orco che cattura le ragazze e pietrifica gli uomini. Nella sua prima partitura per il balletto è come se Stravinskij rendesse in qualche modo omaggio al suo maestro Rimskij-Korsakov. Le armonie rimskijane affiorano qua e là rimaneggiate e riorganizzate ogni volta diversamente e il lavoro di cesello orchestrale fatto dal Maestro Valerij Gergiev è stato ben condotto anche dal collega che lo ha egregiamente sostituito all’ultimo momento. Ma è in Shéhérazade che l’orchestra del Mariinskij ha dato il meglio di sé. Ogni nota è arrivata potente, avvolgente e incredibilmente morbida. Il primo violino è stato assolutamente divino in tutti i momenti in cui ha eseguito il tema principale della struggente melodia che ha come antefatto la favola delle Mille e una notte. Ma anche arpa, clarinetto, oboe nel loro assoli e le percussioni e i legni nei momenti d’insieme hanno fatto vivere reali momenti da favola. Le bellezze dell’harem passano quasi in secondo piano rispetto al godimento della musica stessa e la corte di Shariar risulta essere un luogo di estrema raffinatezza.
L’esecuzione bresciana del Prélude à l’après-midi d’un faune ha sicuramento fatto meno scalpore di quella parigina del 1912 e, per certi versi, è passata quasi in tono minore rispetto agli altri due brani, anche se certamente è stata eseguita con attenta lettura interpretativa. La bidimensionalità del fauno di Nijinsky si percepisce appena. Le ninfe, immerse nelle note liquide dell’arpa, giocano tranquille e forse questa volta nessuna ha perso la sciarpa per sfuggire alla vista del fauno eccitato.
Diaghilev era un genio e l’orchestra del Mariinskij e i suoi due direttori hanno sicuramente dato un magnifico spaccato artistico di uno dei periodi storici più produttivi e riusciti della cultura russa.

A chiusura di serata, come bis, è stato concesso il Trepak dal secondo atto di Schiaccianoci: si può ben immaginare che l’orchestra lo possa eseguire ad occhi chiusi, ma per il pubblico è stato un momento assai gioioso e festoso.