Recensioni - Cultura e musica

Brescia: un Ring che lascia senza parole

Teodor Currentzis e l’orchestra Musicaeterna protagonisti di una memorabile esecuzione del Ring ohne worte al Teatro Grande

L’apertura della stagione 2026 del Teatro Grande di Brescia ha visto Teodor Currentzis, uno tra i più originali e anticonformisti tra i direttori d’orchestra a livello internazionale, sul podio della sua eccellente Orchestra Musicaeterna in un travolgente concerto wagneriano.

Der Ring ohne worte, ovvero il Ring senza parole, è una sorta di suite sinfonica elaborata nel 1987 con finalità discografiche dal direttore d’orchestra statunitense Lorin Maazel, che condensa in 75 minuti, le circa 15 ore dell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner. In una lunga arcata dal mi bemolle maggiore del “tema della natura primordiale” con cui si apre il Rheingold al re bemolle maggiore del “tema dell’amore” con cui si chiude il Götterdämmerung –lo scarto di tonalità significa che, nonostante il cerchio si sia chiuso con la riconsegna dell’oro alle Figlie del Reno il mondo non è più comunque lo stesso- si racchiudono alcuni momenti chiave dell’intera tetralogia.

L’antologia elaborata da Maazel comprende le più celebri pagine sinfoniche tra cui la Cavalcata delle Walkirie, Il mormorio della foresta, Il viaggio di Sigfrido sul Reno, ed altri incisi magari più brevi, ad esempio il tema del Lavoro dei Nibelunghi o il tema di Hagen, che oltre a fungere da raccordo contribuiscono al dipanarsi del racconto. Vero è che se la maggior parte delle scelte sono scontate o comunque ampiamente condivisibili –lodevolissima l’idea di inserire la musica dell’Addio di Wotan a Brünnhilde, cui è lasciato ampio spazio- altre destano qualche perplessità: manca ad esempio qualsiasi riferimento alla scena d’amore tra Siegfried e Brünnhilde e l’Ascesa degli dei nel Walhalla con cui si conclude il Rheingold viene troncata a metà per lasciare spazio alla tempesta che apre Die Walküre.
Ciò detto il progetto ebbe un discreto successo e nel corso degli anni è stato più volte ripreso ed online se ne può trovare un’esecuzione diretta dallo stesso Maazel, seppur con burocratica inerzia (cifra stilistica che caratterizzò gli ultimi lustri della sua carriera).

Di tutt’altro livello l’interpretazione di Currentzis, protagonista di una lettura chiaroscurata, materica, dai forti contrasti sonori. Il suo non è un Ring ieratico, che guarda al mito, ma un Ring umano, dominato dai sentimenti e dalle passioni, pertanto questo riassunto diventa quasi una sorta di percorso emozionale. Tutto viene dipanato con una gestione degli equilibri sonori impeccabile. Anche i passaggi che per Maazel nascono come meri raccordi tra un episodio e l’altro, soprattutto in Siegfried che risulta l’episodio più frammentario, qui vengono cesellati ed esaltati con grande attenzione. Nonostante manchi la scena e, soprattutto, manchino le voci, c’è molta teatralità nella lettura di Currentzis -ad esempio nel frastornante passaggio all’interno della fucina dei Nibelunghi- ed allo stesso tempo molta partecipazione emotiva come emerge nel commovente Addio di Wotan a Brünnhilde o nella Marcia funebre di Siegfried che non è l’esaltazione dell’eroe ma il raccoglimento di fronte al lutto.

Un’ora di musica al termine della quale si esce con la voglia di sentire direttore ed orchestra eseguire le restanti quattordici, come ha dimostrato il pubblico che esauriva il Teatro Grande che ha risposto con lunghi applausi e ripetute chiamate alla ribalta del direttore.