Recensioni - Cultura e musica

Cartografie sonore dell’Emilia rinascimentale

La riscoperta di antiche partiture affidate alla tastiera di Andrea Chezzi

Ci sono dischi che documentano un repertorio e dischi che, più sottilmente, restituiscono un ambiente. Æmilia appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Il merito di Andrea Chezzi non consiste soltanto nell'aver riportato all'attenzione un nucleo di fonti raramente frequentate, ma nell'aver saputo ricostruire, con pazienza archeologica e sensibilità musicale, il paesaggio sonoro di una provincia rinascimentale lontana dai grandi centri celebrati dalla storiografia, e proprio per questo straordinariamente eloquente.

Dalle carte custodite nella Collegiata di Castell’Arquato emerge infatti un microcosmo nel quale il confine fra funzione liturgica, pratica domestica e intrattenimento conviviale appare poroso, continuamente attraversato da repertori, forme e linguaggi che si contaminano reciprocamente. La tastiera diviene così il luogo privilegiato di una sintesi culturale: vi confluiscono la severità speculativa del ricercare, la memoria della polifonia vocale e l'energia elementare della danza. Chezzi coglie con intelligenza questa pluralità di registri. Nei Ricercari di Cavazzoni, Jacopo da Fogliano, Veggio o Segni, evita ogni tentazione monumentalizzante, privilegiando piuttosto la dimensione sperimentale e quasi laboratoriale di una scrittura che sembra nascere sotto le dita dell'esecutore. Il contrappunto non viene irrigidito in una retorica accademica; conserva, invece, quella qualità interrogativa, quel procedere per tentativi e scoperte successive, che costituisce l'essenza stessa del ricercare. Musica che pensa mentre si dispiega. Ma è forse nelle danze che il disco rivela la sua fisionomia più caratteristica. Pavane, saltarelli, riprese e brevi brani di ascendenza popolare non vengono trattati come semplici intermezzi leggeri, bensì come testimonianze preziose di una cultura musicale profondamente radicata nella vita quotidiana. Vi si avverte il riflesso di feste nuziali, di celebrazioni civiche, di occasioni comunitarie nelle quali la musica partecipava organicamente al tessuto sociale. Dietro l'apparente semplicità di queste pagine si cela un mondo.

Fondamentale, in tal senso, è la scelta dello strumento. Il raro virginale italiano attribuito a Vido Trasuntino non rappresenta qui un mero elemento di colore storico, ma il vero principio ordinatore dell'intero progetto. Il suo timbro terso e raccolto, lontano tanto dalla sontuosità del clavicembalo maturo quanto dalla gravitas dell'organo, restituisce alle composizioni una scala umana e una prossimità quasi tattile. Si ha spesso l'impressione di ascoltare questa musica non attraverso la lente della ricostruzione filologica, ma nella sua naturale condizione di esistenza. La registrazione affidata alla Da Vinci classics valorizza con notevole equilibrio le peculiarità dello strumento, lasciando emergere quella trama di risonanze minute, di attacchi delicatamente percussivi e di sfumature coloristiche che costituiscono parte integrante del discorso musicale. Nulla è enfatizzato. Nulla è lasciato al caso. Ciò che maggiormente colpisce è tuttavia la coerenza culturale dell'intero progetto. Chezzi non propone una semplice antologia di curiosità rinascimentali, bensì una riflessione sonora sul ruolo della tastiera nell'Italia padana del Cinquecento. Attraverso una sequenza di brani accuratamente calibrata, il disco disegna una geografia musicale fatta di circolazioni, adattamenti, appropriazioni e trasformazioni, mostrando come la provincia fosse spesso un luogo di elaborazione creativa non meno significativo dei grandi centri. Ne risulta un ascolto di avvincente densità, capace di coniugare il piacere immediato della scoperta con la soddisfazione più profonda della comprensione storica.

Autori vari
Æmilia

Andrea Chezzi
DaVinci Classics