Recensioni - Cultura e musica

Changeling

Eastwood disegna un affresco epico in cui riscrive la storia dell’America attraverso l’ abisso della ferocia e la grandezza etica dell’animo umano.

Un film di Clint Eastwood.

Con Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner.
Amy Ryan, Michael Kelly, Devon Gearhart, Kelly Lynn Warren, Gattlin Griffith, Michelle Martin, Frank Wood, Devon Conti, J.P. Bumstead, Debra Christofferson, Russell Edge, Peter Gerety, Pamela Dunlap
Drammatico, durata 140 min.


E’ dai tempi de Gli spietati (1992) che Clint Eastwood  ha iniziato a regalarci del grande cinema, raggiungendo una maturità umana e professionale straordinaria con gli ultimi capolavori, Mystic River, Million dollar baby, e il dittico su Iwo Jima. E Changeling, che ha raccolto anche qualche critica negativa ( e superficiale), si inserisce secondo me  in questo elenco. Facendoci dimenticare per qualche ora tutta la paccottiglia cinematografica che impera sui nostri schermi…fra poco poi arrivano i cinepanettoni.
Los Angeles 1928. Christine Collins (un’Angelina Jolie di un’intensità mai vista) alleva da sola un figlio e lavora come caporeparto in un centralino telefonico. Al ritorno da una giornata di lavoro il figlio è scomparso, ma la polizia attende il giorno dopo per darsi da fare, rivelando subito il suo volto cinico e disumano. Cinque mesi dopo le riporta un bambino, che però Christine non riconosce come suo figlio, ma che la polizia la costringe ad accettare; inizia per Christine, che ostinatamente rivuole il suo vero figlio,  un’odissea che la porterà in manicomio con il codice 12, quello che contrassegnava le donne che diventavano troppo fastidiose per la polizia, che cercava e otteneva la complicità con psichiatri sadici e infermiere  aguzzine. Christine viene liberata da un pastore presbiteriano (John Malkovich), che denuncia tramite la sua radio gli abusi della legge, e contemporaneamente vengono ritrovati in una fattoria i resti dei cadaveri di bambini uccisi da un serial killer con la complicità involontaria di un cuginetto, che rivela l’orrore. Il maniaco, ruolo quanto mai difficile,  è reso benissimo  dall’attore Jason Butler Harner.
A  proposito del clima sul set, la Jolie ha dichiarato “ mi piace molto come dirige Clint, il modo in cui parla senza alzare mai la voce, pochi ciak e il totale rispetto per il lavoro dell’attore”.
La storia è vera, ed è stata trovata dallo sceneggiatore Michael Straczinski fra vecchie carte processuali che stavano per andare al macero.
Eastwood  dirige con il suo stile classico e contenuto, che è stato paragonato a quello di John Ford, la sua regia non ha una sbavatura, avvolge lo spettatore in una storia che ne apre sempre delle altre, e il nobile cavaliere Clint  ci pone di fronte all’eterno dilemma tra il Bene ed il Male, all’individuo che lotta con tenacia contro il Potere costituito, e talvolta può anche farcela. Ma ci fa anche vivere, con un realismo agghiacciante, un’esecuzione capitale, con una domanda insoluta sul diritto di vita e di morte della giustizia umana. Regalandoci  una bellissima figura di donna che si apre alla speranza, e un delizioso rimando al cinema dell’epoca, quando il film “Accadde una notte” con Clark Gable e Claudette  Colbert vinse 5 Oscar nel 1935.
Imperdibile. Se questo è un conservatore…

Elena Bettinetti