Recensioni - Cultura e musica

Concerto in masseria al Festival della Valle d'Itria

Notturno adriatico con il violinista Francesco D'Orazio e la pianista Liubov Gromoglasova

L’elegante Masseria Palesi di origine settecentesca, oasi di gran fascino e armonia, immersa fra ulivi e alberi secolari della Valle d’Itria, ha prestato la scena al Concerto Notturno Adriatico, quale terzo appuntamento della rassegna “Mediterraneo in Musica”, inserita nel programma della 52esima edizione del Festival 2026.

Protagonisti del Concerto, il violinista pugliese Francesco D’Orazio, affermato a livello internazionale come “solista”, insignito del Premio Abbiati nel 2010 e interprete di un vasto repertorio, scritto per lui anche da grandi compositori contemporanei, e la pianista lettone Liubov Gromoglasova, vincitrice di numerosi premi in concorsi internazionali, concertista come solista e in formazioni cameristiche, direttrice musicale di progetti concertistici, tra cui lo “Stravinskij & Friends”, premiato dal Ministero della Cultura nel 2021.

Per l’occasione, i due artisti si sono esibiti in un magnifico “duo” regalando momenti di emozionante ascolto e trasporto emotivo alla vasta platea presente all’evento.

E nell’ampio cortile della suggestiva dimora nobiliare, un’atmosfera magica e un prodigioso incanto hanno dominato per tutta la durata del Concerto, grazie alla splendida interpretazione dei brani in programma, tutti afferenti al repertorio musicale del Novecento e legati al tema del Festival: sia per un virtuale viaggio musicale nel Mediterraneo, sia come recupero di sonorità antiche rivisitate con una sensibilità tutta nuova e contemporanea.

Il Concerto è risultato particolarmente godibile grazie anche all’introduzione delle composizioni negli aspetti più caratteristici legati all’autore, al periodo compositivo e alla forma, da parte di Francesco D’Orazio.

In apertura di serata, un rimando alla serata inaugurale del Festival con l’esecuzione della Suite Italienne di Igor Stravinskij, arrangiata da Samuel Dushkin nel 1932, nella trascrizione dal balletto Pulcinella. Della Suite esiste anche una versione per pianoforte e violoncello.

Grazie all’elegante fraseggio prodotto dal raffinato archetto del violinista e all’accompagnamento bilanciato e trasparente della pianista, i sei pezzi della Suite - dalla Serenata alla Tarantella, dalla Gavotta e variazioni al Minuetto finale- si sono rivelati straordinariamente piacevoli all’ascolto, trasformando l’esperienza sonora in un incantevole appagamento uditivo.

Alla Suite, è seguita la Sonata per violino e pianoforte di Nino Rota, celebre compositore di colonne sonore per film come il Padrino, La Strada, 8 e ½. Il brano, composto nei canonici tre tempi di sonata, è arricchito da frequenti cambi di tonalità e da varie sfumature cromatiche. Lo stile compositivo è lontano da quello utilizzato per la musica da film, pur esprimendo una certa liricità e cantabilità in un’atmosfera generale che unisce la malinconia nostalgica a un’eleganza raffinata e ironica. La Sonata è un capolavoro di scrittura compositiva che valorizza il pianoforte quanto il violino per le rispettive possibilità espressive. E la preziosità dell’opera si comprende alla luce dell’intenzione compositiva dell’autore, rivolta all’amico pianista Guido Agosti.

Con il suo strumento, la brava Liubov Gromoglasova ha mostrato vera maestria nell’esaltare il lirismo e la bellezza della parte pianistica, completa in ogni aspetto formale, come per uno strumento solista! A tratti evanescente e sospeso, a tratti briosi e saltellanti, i suoni e il fraseggio da lei prodotti con sensibile tocco sembravano perle che illuminavano i pensieri degli ascoltatori.

Notturno Adriatico, op. 34 di Mario Castelnuovo-Tedesco è il terzo brano in programma, da cui il titolo del Concerto: un altro capolavoro del secolo scorso, composto nell’estate del 1924 nelle splendide Isole Brioni, immerse nel mar Adriatico e dedicato all’amico violinista, Albert Spalding, cui il compositore fiorentino, di origine ebraica, fu eternamente grato per gli aiuti ricevuti durante l’espatrio, intrapreso nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali.

La stupenda musica di questo brano riluce dei momenti sereni e felici trascorsi dall’autore durante il soggiorno croato. La composizione ha per lo più un carattere descrittivo del contesto marino in cui l’autore dimorava e del suo stato d’animo; descrizione espressa in modo magistrale, grazie all’esecuzione nitida e fluida degli accordi in “glissando” vergati in partitura - descriventi il moto dell’acqua - da parte della pianista Gromoglasova, nonché alla chiara e luminosa interpretazione dell’ariosa melodia affidata ai prodigi tecnici di D’Orazio.

Breve, quasi aforistica, è la Ballata per violino e pianoforte composta nel 1990 da Marco Betta, seguita come quarto brano in programma. La composizione trae ispirazione da un tema popolare di pescatori siciliani. Suoni esili, lenti, dolenti, tenuti con lunghe arcate di violino, accompagnati da isolati accenti e accordi dissonati del pianoforte, caratterizzano per lo più questo brano, privo di lirismo e cantabilità melodica, intriso di velata melanconia, come per esprimere l’assenza di emozioni e di slancio vitale nella quotidiana vita dei pescatori.

Ultimo brano del Concerto, la Sonata n. 2 per violino e pianoforte ultimata da Maurice Ravel nel 1927. Fulcro innovativo di questa sonata è il secondo movimento: un blues moderato concepito dall’autore come contaminazione della musica classica europea con quella jazz americana. L’originalità del blues nella Sonata si comprende sicuramente alla luce del fascino che il musicista francese subiva per la musica di George Gershwin e il suo stile compositivo. E’il caso di ricordare che Ravel rifiutò di impartire lezioni di composizione all’autore della Rhapsody in blue per non snaturare con studi accademici la sua vena creativa.

Il pezzo è eseguito magistralmente da Francesco D’Orazio, tanto da trasformare i suoni del violino in quelli prodotti da un banjo, corti e saltellanti. Non da meno è Liubov Gromoglasova che con sensibile versatilità musicale sorregge il ritmo della composizione con accordi percussivi, dando la spinta agli accenti blues e swing.

Tutta la Sonata, interpretata dal fantastico “duo” si percepisce e apprezza come un capolavoro assoluto, sia nel climax lirico e raffinato che permea il primo tempo, sia nel vortice del trascinante moto perpetuo che travolge il terzo tempo. Composizione che il “duo” ha eseguito ad alto livello esaltando il perfetto equilibrio sonoro tra i due strumenti, fusi in un unico respiro, e dimostrando un’intesa cameristica davvero eccellente.

In conclusione, una serata concertistica perfetta, iniziata con l’assaggio di prelibatezze del territorio, taralli e vino pugliese, e terminata con calorosi applausi del pubblico e vivo successo per gli artisti.

Giovanna Facilla