Con Bodies un riuscito e scenografico dittico di teatro danza a Innsbruck
In grande spolvero anche l’ensemble di danza del Tiroler Landestheater di Innsbruck, che ha debuttato da poco con un nuovo spettacolo di Tanztheater dal titolo Bodies. Si tratta di due coreografie di Marcel Leemann e Caroline Finn, due storie stilizzate, due riflessioni sul corpo, la vita e la morte.
La prima parte si intitola Meat market, è coreografata da Marcel Leemann. Con le scene e i costumi di Josef Grill Junior. Le musiche originali sono di Michael Anklin. I video di Ayşe Gülsüm Özel.
In scena otto danzatori: Catarina Abreu, Antonietta Bajraktari, Franklin Jones Da Silva Santos, Eskil Dorrepaal, Giorgos Mitas, Olivia Swintek, Melissa Totaro, Spyros Zikos.
Si tratta di una riflessione coreografica e coreutica sul corpo vivente e agente dell’essere umano e del danzatore. Lo spettacolo comincia con sullo sfondo le immagini dei ballerini che cadono dall’alto, plastica visione della forza di gravità che plasma ossa e muscoli. I danzatori entrano, si siedono su un lungo praticabile in fondo alla scena, guardano il pubblico. Un ring di alluminio con lampade al neon si solleva, sembrano le luci di una sala operatoria oppure di un laboratorio per cavie umane. Il ring si inclina verso l’alto, ruota verso il basso, diventa una stella, un simbolo geometrico, una sagoma luminosa che si staglia sul nero dello sfondo, dove nel frattempo i video sono scomparsi.
I ballerini avanzano e recitano! Sì, recitano: raccontano con naturalezza i propri corpi, con poche semplici parole, nelle loro lingue di origine. Da queste parole parte la danza, evocativa, misteriosa, primordiale. Sono danze e movimenti di corpi in vendita, corpi che giocano, corpi che si toccano, corpi esposti e corpi nascosti. Una ballata contemporanea di carne e sangue, che sembra seguire il ritmo interno del fisico, l’umore della fisiologia, le contorsioni del virtuosismo. I ballerini cambiano diversi costumi, sempre materici, sempre evanescenti. Giocano con l’apparenza, sfidano la sostanza. Un sipario rosso sangue scende sulla scena; su di esso si stagliano i volti degli interpreti. Carne e sangue, un meat market per riflettere sulla condizione umana. Tutti perfetti: bravi, precisi, giovani e appassionati.
Nella seconda parte si passa a un pezzo più strutturato drammaturgicamente: Over my dead body. La coreografia di questo piccolo spettacolo è di Caroline Finn, scena e costumi ancora di Josef Grill Junior, mentre il sound design è di Peter Teszas.
Le musiche sono varie e spaziano fra i generi, creando una composizione poliedrica e densa di reminiscenze musicali, con autori come Gabriel Yared, Miguel Marin, Ryuichi Sakamoto, Henryk Górecki e Arvo Pärt.
Al centro della scena un’immensa parete che divide il palcoscenico in due: la rappresentazione scenica dell’aldilà e dell’aldiquà, il limite invalicabile che separa la vita e la morte, l’essere e il non essere, la carne e lo spirito. Dalla parte dei vivi abbiamo un’umanità vestita di marrone, invecchiata, ottocentesca, che ha incartato per conservarle tutte le suppellettili di casa e le ha poste sulla grande parete della vita, dove si intravedono tavolini, sedie, lampade, ritratti degli avi, tutto ricoperto di garza materica. Il mondo dei vivi è frenetico, pieno di tic, di movimenti nello spazio, ma anche triste, cupo, ammantato dalla patina del tempo che passa. A intervalli regolari qualcuno si incammina per superare la parete: trascende nell’aldilà.
La parete poi ruota e appare un enorme obitorio: un regolare quanto macabro reticolo di loculi mortuari in acciaio inox. I cadaveri giacciono sulle barelle, due inservienti dell’obitorio li animano, li riportano in vita. La danza dei morti è dolce, aggraziata, remissiva. Saranno gli inservienti a scatenarsi in una sorta di passo a due modernissimo.
Poi il grande divisorio centrale comincia a ruotare in modo ipnotico e sempre più rapido. I due mondi si uniscono in una danza frenetica e magica intorno al monolite simbolico che gira e si solleva lentamente verso l’alto. È qui che avvengono il passaggio e il contatto fra i due mondi e tutto diventa un limbo dantesco indistinto ed evocativo. C’è tempo poi per la vita e per la morte, per giochi di danza all’unisono, e financo per un passo a due su ritmi latini. Tutto si acquieta e nel finale fra i vivi resta solo una madre che non ha più bambini o animali da coccolare.
Spettacolo splendido e originale. Da vedere.
Superbi tutti i danzatori dell’ensemble: Catarina Abreu, Antonietta Bajraktari, Franklin Jones Da Silva Santos, Eskil Dorrepaal, Giorgia Doria, Lara Fransen, Giorgos Mitas, Letizia Pignard, Benedict Redlin, Chris Roosenburg, Elizabeth Shupe, Olivia Swintek, Antonio Tafuni, Iliano Tomasetto, Melissa Totaro, Spyros Zikos.
Sincero e meritato successo nel finale.
Raffaello Malesci (venerdì 30 ottobre 2026)