In programma Mendelssohn e Dvořák
Il Maestro Michele Mariotti è un grandissimo direttore d’orchestra, grandissimo perché umile, competente, preparato, e perché ha un gesto e una sensibilità che mi ricorda l’indimenticabile Maestro Claudio Abbado. E forse per questo, ma non solo, dal pubblico è partito il grido “Mariotti alla Scala!” E chi non vorrebbe ascoltare questo direttore dirigere l’opera o la musica sinfonica? La sua sensibilità la trasmette in ogni spartito che esegue: arriva sempre preparato alle prove, non improvvisa, non impara la partitura durante le prove come fanno tanti altri suoi colleghi, ma trasmette all’orchestra questa sua sicurezza, affidabilità, affinità con lo spartito e sotto la sua direzione tutte le orchestre, anche le più brave, lo diventano ancora di più.
Una grande orchestra predilige chi è grande. E il legame tra gli orchestrali e il direttore si è sentito fortissimo durante i concerti di cui sopra.
La Sinfonia n. 3 in la minore, op. 56, nota con il nome di Scozzese, di Felix Mendelssohn, fu composta in un lungo intervallo di tempo: infatti nel 1829 il giovane compositore fece un lungo viaggio in Scozia accompagnato dall’amico di famiglia Carl Klingemann. A Edimburgo Mendelssohn visitò luoghi storici legati a Maria Stuarda e trasse ispirazione per l’atmosfera della sua sinfonia. Il progetto su lasciato decantare e venne ripreso nel 1841 e terminato all’inizio del 1842. Fu eseguita a Lipsia il 3 marzo 1842.
Si tratta di una sinfonia che evoca con grande suggestione sensazioni melanconiche, nebbiose, tipiche dei paesaggi scozzesi. Si compone di quattro movimenti, inizia con un'introduzione lenta (in la minore) per arrivare a un solenne epilogo (in la maggiore).
Il secondo brano eseguito è stata la Sinfonia n. 8 in Sol maggiore, opera 88 " di Antonín Dvořák, che viene considerata come una delle migliori del compositore. Di queste, è la più influenzata dalla musica popolare boema. Fu composta nel 1889 a Vysoká u Příbrami (Boemia) ed eseguita sotto la direzione dello stesso compositore, al Teatro Nazionale di Praga il 2 febbraio 1890.
È una sinfonia romantica, che inizia in maniera melanconica per sfociare in un’atmosfera festosa. Entrambe le sinfonie descrivono benissimo lo stato umano che traspare dalle pagine musicali.
Sono tra le quelle più amate dal direttore, forse perché hanno un velo di malinconia, di voglia di non mettersi in mostra e un carattere schivo proprio come il suo.
Sotto la direzione del Maestro Mariotti l’orchestra si è trasfigurata, il suono era compatto, i solisti divini, il gesto preciso e sicuro del Maestro era uno spettacolo nello spettacolo.
Il pubblico era avvolto da questa magia e quando il direttore ha posato la bacchetta, un attimo di silenzio ha fatto uscire chi ascoltava dal mondo incantato creato dalla sinergia perfetta tra musica ed esecuzione, per poi esplodere in un lungo interminabile applauso che ha costretto il direttore, visibilmente commosso ed emozionato, prima a rimanere sul podio, poi a ritornare sul palco.
Il Maestro Mariotti ha condiviso gli applausi con le varie parti dell’orchestra facendoli alzare di volta in volta. L’orchestra nel suo insieme, in omaggio al maestro, non voleva alzarsi e il maestro ha dovuto incitarli ed insistere perché condividessero con lui il successo della serata.
Grande successo per una serata magica.