Recensioni - Cultura e musica

Grieg e Bartók per i concerti del Filarmonico

Alpesh Chauhan dirige l’orchestra della Fondazione Arena, al pianoforte Aleksandr Malofeev

In vista della pausa estiva e dell’imminente inaugurazione del festival areniano, si conclude la prima parte della stagione sinfonica al Teatro Filarmonico di Verona con un concerto dedicato a Edvard Grieg e a Béla Bartók.

In programma il Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op. 16 del norvegese Edvard Grieg. Solista il giovanissimo ma già affermato pianista russo Aleksandr Malofeev.

Si tratta di un’opera giovanile quella di Grieg, che il compositore ha continuato a rivedere durante tutto l’arco della sua vita e che resta un unicum nella produzione del musicista norvegese. Di indubbia complessità tecnica, il concerto viene superato di slancio dal giovane solista russo, che ha tocco elegante e delicato, ma che sa anche regalare sonorità decise che ben riempiono l’ampia cavea del filarmonico. Buona la sintonia con l’orchestra e con il direttore, che asseconda le volute soliste e riesce ad ottenere un suono pieno e turgido dall’orchestra della Fondazione Arena. Particolarmente riuscito il secondo movimento con gli archi in grande spolvero nelle volute liriche tipiche di Grieg.

Grande successo personale nel finale per Aleksandr Malofeev, piacevolmente imbarazzato e con uno stupore quasi infantile per le ripetute ovazioni. Il pianista regala al pubblico prodigo di applausi ben due bis, invero abbastanza malinconici ma di grande poesia.

La serata prosegue con il Concerto per orchestra BB 123 (SZ 116) del compositore ungherese Béla Bartók. Composizione tarda questa di Bartók, quando il musicista magiaro era già stato costretto dagli eventi politici ad emigrare negli Stati Uniti, risulta ad oggi fra le più eseguite del suo repertorio. Partitura particolare, che riscopre con rinnovata forza gli accenti modernistici e avanguardistici del primo novecento, accostandoli a richiami popolari e più intimisti che culminano nella bellissima Elegia del terzo movimento.

Il direttore inglese Alpesh Chauhan affronta la partitura con piglio deciso, a tratti rude, alternando il proprio gesto vivace e irruento fra mani e bacchetta. Imposta tutto sulla precisione delle singole sezioni, evidenziando le numerose parti solistiche dei vari strumenti. Le agogiche sono nette e ben delineate, la concertazione precisa e volta ad evidenziare le sezioni più contemporanee della partitura.

Grande successo per lui e per l’orchestra nel finale, con molti e ripetuti applausi.

Raffaello Malesci (Sabato 23 Maggio 2026)