Nella magnifica cornice della Basilica di Massenzio a Roma, il Concerto Köln è protagonista di una eccezionale esecuzione di alcuni dei brani più famosi di Händel e di Vivaldi
Quando abbiamo letto di questo concerto a Massenzio nella programmazione estiva di Santa Cecilia abbiamo avuto un sobbalzo, poiché nel nostro Paese purtroppo la musica barocca non gode della stessa popolarità della musica lirica tra ‘800 e ‘900 e dunque ci sono solo rare le occasioni di poterla ascoltare, eseguita tra l’altro da una delle orchestre barocche più blasonate al mondo, il Concerto Köln, una consolidata realtà musicale tedesca, da più di 40 anni, famosa per l’altissimo livello e competenza esecutiva nel campo della musica barocca, protagonista di numerose pubblicazioni si CD.
L'orchestra, microfonata, ha suonato con strumenti d’epoca e senza l’ausilio esplicito di un direttore, come era in voga nella prima metà del ‘700. Solitamente era lo stesso compositore ad accompagnare e dirigere l’esecuzione della musica dal clavicembalo.
L'ensemble è perfettamente equilibrato: il timbro generale è molto curato e praticamente perfetto. Non ci sono state mai sbavature, ritardi, incertezze. Un’esecuzione eccezionale. Utilizzando strumenti d’epoca il suono degli archi appare più cristallino rispetto agli strumenti ad arco moderni che hanno una estensione maggiore ma un timbro un po’ più appannato. Anche le trombe, presenti sia nella Watermusic che nella Fireworks Music, suonano in modo differente rispetto a quelle del ‘800: più i suoni sono acuti, minore il volume. Questa caratteristica le rende quindi acute ma meno invasive rispetto alle trombe moderne. La coordinazione tra i musicisti è stata perfetta, come in uno studio di registrazione e questo ha reso la performance generale davvero unica.
Lo schema orchestrale è cambiato più volte nel corso del concerto, per via delle diverse orchestrazioni previste nei vari brani. Va poi elogiato in particolare il flautista, Leonard Schelb, che ha eseguito da solista il concerto La tempesta di mare di Antonio VIvaldi e la Suite Nr 3 della Watermusic. Un musicista molto talentuoso che ha davvero impressionato per tecnica, precisione, virtuosismo.
Passando ad una breve rassegna dei brani eseguiti, ricordiamo le Suite nr 2 e 3 della Watermusic (un peccato non aver incluso anche la Suite Nr 1 per completezza). Si tratta di una composizione risalente al luglio 1717 commissionata ad Händel dal Re Giorgio I° per una delle sue gite sul Tamigi. Il re ed i suoi facoltosi ospiti sarebbero stati deliziati dalla musica proveniente da una chiatta vicina alla barca del sovrano il quale pare abbia chiesto che l’intera composizione fosse eseguita per ben 3 volte. È composta da 3 suite, ciascuna caratterizzata da un ensemble orchestrale specifico. La prima suite ha prevalenza di archi con qualche fiato e ottoni (corni, nello specifico). La seconda invece presenta una prevalenza di ottoni con trombe e corni, la terza invece è più “da camera”, con archi, oboi e flauto. Entrambe le suite sono state eseguite splendidamente e hanno davvero valorizzato la partitura.
Il Concerto grosso in Si bemolle maggiore Op.3 nr 2 HWV 313 è una composizione giovanile, ma già mostra tutte le caratteristiche della maturità e dell’inventiva senza confini del compositore. Molto bello il III° tempo, un mirabile fugato a doppio tema che verrà riutilizzato altre volte, con orchestrazioni diverse.
È stata eseguita in modo impeccabile anche la celeberrima Sinfonia del III° atto del Solomon HVW 67 (risalente al 1749), intitolata The Arrival of the Queen of Shedba. Un pezzo brillante e travolgente che ha superato indenne la prova del tempo, essendo a tutt’oggi uno dei brani barocchi più eseguiti e famosi.
Di Antonio Vivaldi sono stati eseguiti la Sinfonia dell'Olimpiade ed il Concerto per flauto e archi in Fa maggiore Op 10 RV 433 La tempesta di mare. Lo stile di questi compositori è molto diverso e l'alternanza tra i due è stata molto piacevole. La scelta di Vivaldi per alternanza forse è stata anche un modo del Concerto Köln per omaggiare il pubblico italiano: una scelta apprezzatissima. Del compositore veneziano è stata messa in evidenza in modo molto efficace la dinamica ritmica, la purezza del timbro degli archi e l’atmosfera “veneziana”, soprattutto nella Sinfonia e il virtuosismo e l’inventiva continua nel concerto per flauto.
Il concerto si è concluso con la Fireworks Music, una composizione commissionata ad Händel nel 1749 da Re Giorgio II° in occasione del Trattato di Aquisgrana del 1748 che metteva fine alla Guerra di secessione austriaca (durata dal 1740 al 1748). Si tratta di una composizione brillante, sfavillante, con una robusta orchestrazione, adatta a un'occasione pubblica di festa e giubilo. Anche questa è stata eseguita in modo perfetto e travolgente, perfetta conclusione della serata.
Al termine del concerto l’applauso del pubblico è stato scrosciante a testimoniare l'apprezzamento e l'orchestra ha concesso un bis: il celeberrimo introitus del Te Deum di Charpentier (da sempre utilizzato come musica per l'Eurovisione).
Insomma, le aspettative non sono state tradite: un concerto favoloso, con musica stupenda eseguita magnificamente. Speriamo che il Concerto Köln ritorni presto a Roma per deliziarci con le sue performance!