Pieno successo per la compagnia belga con Triptych all’Estate Teatrale Veronese
Dopo una serie di serate in cui il grande pubblico aveva disertato gli appuntamenti dell’Estate Teatrale Veronese, il debutto della compagnia di teatro-danza Peeping Tom con Diptych, uno dei suoi spettacoli simbolo, ha visto ripopolarsi il Teatro Romano.
The missing door e The lost room, questi sono i titoli delle due coreografie che costituiscono il dittico, sono ambientate in spazi chiusi e claustrofobici. La prima, firmata da Gabriela Carrizo, si svolge nella hall di un transatlantico tappezzata di porte che si aprono e chiudono in modo imprevedibile e da cui entrano i soggetti più improbabili, mentre la seconda, firmata da Frack Chartier, si svolge in una camera da letto in cui si intrecciano complicati rapporti di coppia.
Corpi che si contorcono, si scontrano, si intrecciano in modo violento ed innaturale che rappresentano rapporti interpersonali difficili, spesso contrastati, con i ballerini che danzano su rumori ostinati e spesso inquietanti, che raramente lasciano lo spazio alla musica, come accade nell’unico momento lirico costituito dal poetico passo a due in The lost room. Lo stile iperrealista aumenta l’immedesimazione da parte del pubblico ed anche il disagio dovuto a sequenze spesso disturbanti che proiettano tutto in un’atmosfera da thriller.
Nulla è consolatorio e non è concesso il lieto fine, ed infatti la seconda parte si conclude sulle lacrime dell’ultimo dei personaggi ad entrare in scena che creano un’ampia pozzanghera sul pavimento destinata ad aumentare ed allagarlo in quello che sarebbe il terzo pannello di questa composizione, ovvero The hidden floor, che però viene rappresentato solo nella versione intitolata Triptych, che in Italia si era visto alcuni anni fa alla Biennale di Venezia, e che qui a Verona non era previsto.
Teatro quasi pieno, pubblico entusiasta e applausi convinti nel finale.