Recensioni - Cultura e musica

IN DISCO: L'Iberia magica di Axel Trolese

Albéniz, Mompou, De Falla nell'interpretazione del giovane pianista

L’Iberia magica, i suoi colori, i suoi abbagli, le sue irriducibili anse di malinconia, pungenti come stilettate. Terra ideale per viaggi e miraggi, terra promessa ma soprattutto sognata come si sogna un desiderio impossibile da racchiudere nella sua totalità. L’Iberia dei geografi ma soprattutto degli artisti, attratti dal suo irriducibile magnete in cui i tentacoli dei sensi finiscono mescolati – e travasati – in un unico traboccante condensato. È lungo questi sentieri, riarsi ed inondati di luce, resi aspri dalla calura, sferzati dal vento, mille volte smembrati e riassemblati nel pensiero, che Axel Trolese si cimenta, componendo un percorso d’ascolto insieme suggestivo e rivelatore in una Spagna che affida e si affida alla voce di Isaac Albéniz e a due dei suoi quattro Libri di Iberia, appunto. Cartoline come pezzi di un puzzle, tra ritmi di fandango e di jotas, canti andalusi e richiami di nacchere lontane, sguardi persi sul porto o affascinati dallo snodarsi del Corpus Domini, in processione per le strade di Siviglia. E ancora: intensi fermi immagine su quartieri di città, catturati nel profondo della loro anima, a luce naturale.

Per l’interprete, l’ardua scommessa di farsi fedele traduttore di un così cangiante caleidoscopio di mondi, ritrovare sulla tastiera – e nella cordiera – la brulicante babele di voci e di echi, di silenzi e di rumori che il compositore dissemina in una scrittura per acrobati, più che per pianisti, dove il virtuosismo è celato in ciò che non appare.  Con la duttilità e la freschezza che del suo pianismo rappresentano la cifra distintiva, Trolese ne offre una narrazione avvincente e sottile, miniaturistica, senza per questo perdere il filo lungo di un’arcata poderosa che lascia affiorare, dal fondo del racconto, il meriggiante universo sonoro, armonico, timbrico-espressivo, dell’ouest a cavallo tra i due secoli, tra folklore ed esotismi. Al centro dell’affresco, colloca un grappolo di Cançons di Federico Mompou, altra voce di una Spagna certamente più intima ed appartata. Danze, linee rifrante, inquiete, aleggianti. A chiudere, l’Andalusia indomita, l’ultimo lembo di terra iberica con lo sghembo, rapsodico, della Fantasia Baetica di De Falla restituito con estro ed eleganza.

IBERIA
Albéniz, Mompou, De Falla.

Axel Trolese

DaVinci classics 2021