Recensioni - Cultura e musica

IN DISCO: Lia Petrova nel segno di Beethoven e Mozart

Il concerto op. 61 e il concerto K 271/s/K271i nell'interpretazione della violinista bulgara con la Sinfonia Varsovia diretta da Jean Jacques Kantorow

È un viaggio nel segno del Re maggiore quello che il violino di Liya Petrova invita a percorrere in questo avvincente ascolto. Itinerari in parte decisamente battuti, ma non per questo avari di sorprese e di ulteriori angolazioni da cui essere indagati. In apertura, il lontano sentenziare dei timpani che Beethoven dissemina - ovattati come sorda, indefinita minaccia - lungo l’intera arcata del primo movimento del suo Concerto op. 61. È il segnale su cui lo strumento solista andrà ad inserirsi sul mormorio dell’orchestra, mai prima d’ora così protagonista, mai così sottilmente insinuante nel toccare le ragioni dell’uomo, individuo e moltitudine, raggiungendo vette ineguagliate di bellezza e di verità. L’infinita distesa dell’Allegro ma non troppo iniziale – dove l’occhio si perde – confluisce nell’estatico Larghetto, pagina di confessione e di quella visionaria rarefazione che già anticipa il Beethoven delle ultime parole e che si risolve con il formidabile colpo di teatro di un fortissimo deflagrante, prima di lanciarsi nel giubilante vitalismo del Rondò conclusivo.
Ed una volta spentisi i fuochi beethoveniani, ecco annunciarsi il Mozart raro del Concerto K 271/s/K271i con le sue frasi nitide e graffianti, intrise di luce diurna, con i suoi sentieri tagliati a spigolo vivo, tortuosi e geometrici, sorprendenti ad ogni tornante. Un percorso che invita a cogliere segrete assonanze, inedite corrispondenze, ma soprattutto – a ritroso - il cammino creativo del genio umano, tra scintille premonitrici e piena fioritura di un’emancipazione strumentale in cui trovano sempre più spazio i sommi ideali cari alla Rivoluzione. Nell’interazione con la Sinfonia Varsovia diretta, ma sarebbe meglio dire plasmata in ogni sua piega, da Jean Jacques Kanrtorow, il violino solista ritrova i colori e le linee del paesaggio natale. Un dialogo serrato e millimetrico a disegnare trame sottili quanto potenti. Ma soprattutto, una lezione di modestia, di pudore. Di grande musica.

LIYA PETROVA violino
Sinfonia Varsovia dir. Jean Jacques Kantorow

Beethoven- Mozart

MIRARE 2020