Recensioni - Cultura e musica

Il Carlo Felice si lascia stregare

A Genova il concerto Halloween con orchestra e coro del teatro diretti da Massimo Zanetti, da Dukas a Stravinskij, con Giulio Plotino al violino

Dolcetto o scherzetto? Alla domanda, derivazione dell’espressione americana trick or treat, che alcuni tra i più giovani pronunciano orgogliosi di imitare i coetanei americani che celebrano una festa di origini irlandesi e scozzesi, importata nel nostro paese da ormai diversi anni, il teatro Carlo Felice di Genova sceglie di rispondere offrendo una pietanza più succulenta dei migliori pasticcini e delle più gustose caramelle che possano esistere: un concerto di musica classica dal titolo emblematico: Halloween.

Alle 17, infatti, il maestro Massimo Zanetti, accolto dall’entusiasmo e dall’allegria del pubblico in sala, dove alcuni tra i più giovani sono mascherati, sale sul podio di fronte agli strumentisti dell’Orchestra del teatro Carlo Felice, anch’essi, ma non tutti, in “tenuta di festa”.

Il programma proposto si addice al tema della serata.

Si parte con L’apprendista stregone di Paul Dukas ed è davvero difficile non associare l’angoscioso e incalzante motivo che caratterizza il brano allo spezzone tratto dal film Fantasia di Walt Disney, che mostra Topolino messo in ginocchio da un esercito senza capo né coda formato da incontrollabili scope animate.

Si passa poi al Coro delle streghe, con due brani tratti dal primo atto del Macbeth di Giuseppe Verdi. Nel primo, Che faceste? dite su!, l’ottavino è una voce beffarda che preannuncia l’arrivo delle perfide donne, svetta inizialmente sugli altri fiati e sugli archi che suggeriscono immagini cupe e temporalesche e accompagna buona parte dell’esibizione delle ottime coriste, abili a districarsi tra note staccate e accentate, padroneggiando una melodia che corre veloce, furente, possente, arrabbiata. Il secondo pezzo, S’allontanarono, ricalca lo stesso carattere del precedente e mette in evidenza un legame di compattezza e unità che accomuna le streghe che fuggono via.

Non poteva mancare il poema sinfonico Danse macabre di Camille Saint-Saëns: la descrizione di questo magnifico brano è racchiusa tutta nel nome. Composto in forma di valzer, si basa su un tema principale riproposto diverse volte con variazioni più o meno evidenti. Si avverte tensione, ma si tratta di una tensione che non incute terrore bensì lascia affascinati.

Torna Verdi e il Coro delle streghe dal Macbeth. I brani sono ancora due, presi dal terzo atto: il pacato ballabile Ondine e silfidi e Tre volte miagola la gatta in fregola: l’incantesimo è compiuto! Il concerto prosegue ancora con Saint-Saëns: dall’opera lirica Samson et Dalila l’orchestra esegue il brano Baccanale. Energico e frenetico, piace e conquista tutti. Si arriva a I Dovregubbens hall, tratto da Peer Gynt di Edvard Grieg, altro brano conosciuto, che dall’andamento calmo si fa impetuoso prima dell’intervento del coro supportato da un caos di percussioni.

Dopo qualche minuto di intervallo, è anche il momento di Giacomo Puccini, con l’esecuzione della Tregenda, inclusa nella prima opera lirica scritta dal compositore toscano, Le villi.

Altra scelta indovinata per un concerto davvero “stregonesco”. Le villi sono spiriti vendicativi di fanciulle morte per amore, mentre col termine tregenda secondo tradizioni antiche si indica il ritrovarsi notturno di entità malvagie. La musica, di conseguenza, è tanto ammaliante quanto indicativa dell’esistenza di una realtà esterna all’uomo. Nell’eseguire Le streghe op. 8 MS 19 di Niccolò Paganini, l’orchestra supporta il brillante solista violinista Giulio Plotino, che con la sua eccellente tecnica mette in mostra qualità esecutive non comuni.

La serata si avvia alla conclusione con due pezzi di Manuel de Falla, El círculo mágico e la Danza ritual del fuego da El amor brujo. Il primo è costruito su un motivo rilassante che induce a pensare alla serenità dello spuntar del sole, all’alba, quando ancora il mondo sonnecchia. Anche la successiva Danza, seppur più impegnativa sul piano strutturale, sembra conservare uno stato di calma presto interrotto però dal tenebroso motivo suonato da fiati e archi che culminerà in un impetuoso crescendo strumentale.

Termina il concerto la Danza infernale e il Finale da L’uccello di fuoco, di Igor Stravinskij.

Miglior conclusione non poteva esserci: la positività che emerge dal tema del Finale è più che una certezza: è il bene che trionfa, le streghe e le oscure forze maligne sono sconfitte per sempre.