Diego Ceretta alla guida dell’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala
Come ogni anno, anche nel corrente 2026, il Palazzo Ducale di Martina Franca ha aperto le porte al tradizionale evento del Festival della Valle d’Itria, giunto alla 52esima edizione. Ci riferiamo al Concerto Sinfonico eseguito dall’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala nel caldo atrio dell’imponente dimora nobiliare alla presenza di un appassionato pubblico, attirato dalla bellezza delle polifonie orchestrali e dalla novità dei brani in programma.
Il Concerto, apparentemente lontano dal tema conduttore del Festival, “Mediterraneo”, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie, è legato alla visione artistica di questa edizione riprendendo il filone dell’antico nel presente attraverso forme e stilemi del “classicismo”, rivisitati in chiave contemporanea da compositori del Novecento. Di taglio “neoclassico” i primi due brani in programma: le Deutsche Tänze D 820 di F. Schubert, orchestrate da Anton Webern, e le Danses concertantes di Igor Stravinskij; spirituale e fortemente evocativo il Concerto per violino e orchestra op. 66 “I profeti” di Mario Castelnuovo-Tedesco, che ha completato e concluso l’evento.
Alla guida della compagine orchestrale, la bacchetta del giovane Diego Ceretta, che ha diretto le composizioni in programma fornendo dapprima informazioni sui brani e loro autori.
Composte da Schubert nel 1824 per solo pianoforte, le Deutsche Tänze, rimasero ignote per oltre un secolo, fino a quando non vennero alla luce grazie a un lavoro di orchestrazione compiuto da Anton Webern su commissione di una casa editrice viennese. Con stile aforistico, Webern trasformò i semplici balli schubertiani in brevi componimenti polifonici, dalle melodie frammentate e segmentate tra varie differenziazioni timbriche. L’esecuzione dei rifacimenti weberniani, in stile di minuetto francese, non è apparsa facile per la chiara conduzione delle sezioni melodiche fra i diversi colori timbrici. Nel rimpallo tra archi, legni e ottoni le melodie palesavano un certo squilibrio dinamico, sicché la continuità melodica cedeva alla discontinuità.
È chiaro lo sguardo al passato del maggiore esponente del neoclassicismo musicale nelle Danses concertantes, composte a Los Angeles nel 1941. Qui, a differenza del balletto Pulcinella, elaborato su musiche di G. B. Pergolesi, Stravinskij cita sé stesso prendendo a modello stilemi e motivi dalle sue opere precedenti, come il balletto Jeu de cartes o l’Histoire du soldat, ma di Pulcinella mantiene l’impostazione, lo stile settecentesco, le simmetrie del balletto. E’ evidente l’intento tristemente ironico, grottesco e insieme giocoso del compositore, parzialmente espresso, in verità, in concerto. Non sempre brillante ed equilibrato nelle dinamiche è apparso il dialogo tra archi e fiati, con esigua presenza dei fiati. Un maggiore impulso ritmico e brio timbrico, nella Marche introduttiva e nel Pas d’Action avrebbe rafforzato il vigore e il carattere dell’opera.
Punta di diamante della serata, Francesca Dego, violinista italo-americana, nota nel panorama musicale internazionale per le interpretazioni avvincenti e una tecnica impeccabile. Solista nell’ultimo pezzo in programma, una composizione di assoluta bellezza e di raro ascolto, scritta per il violinista Jascha Heifetz, eseguita in prima assoluta nel 1933 alla Carnegie Hall di New York con la direzione di Arturo Toscanini.
Per tutta la durata del Concerto, Francesca Dego ha mostrato un’assoluta padronanza della partitura, esibendo uno strabiliante e trascendentale virtuosismo, puntellato di suoni adamantini e chiara espressività. Ogni arcata si colorava di brillantezza, arricchendosi di calda e appassionata energia. L’Orchestra la seguiva nel dialogo concertante in ogni sua intenzione espressiva, grazie anche alla fluida e buona bacchetta del giovane direttore che ha rievocato con consapevole gestualità la “coloritura ebraica e popolare” presente nei tre movimenti del Concerto, dedicati all’oratoria e al carattere meditativo e moraleggiante dei tre profeti, Isaia, Geremia, Elia. Il Concerto, difatti, oltre ad esprimere la personalità di Mario Castelnuovo-Tedesco e la società in cui si è formato, si configura come un ammonimento, una predicazione contro l’ascesa dell’antisemitismo in Europa.
Apprezzata con numerosi applausi dal pubblico, Francesca Dego ha omaggiato la platea eseguendo un brano a lei dedicato: “Per Francesca”, composto da Cristian Carrara ispirandosi ad una poesia vergata dal padre della violinista. Nel testo, l’augurio per una vita scandita da cose giuste, belle e buone.
In conclusione, ampio successo per tutti e per il Concerto che ha confermato il buon livello dell’Orchestra, già plaudita nella scorsa edizione.
Giovanna Facilla