Recensioni - Cultura e musica

Il capolavoro di Marcos Morau dedicato alla forza delle donne approda a Brescia

Nove meravigliose danzatrici sempre in scena tra passato, presente e futuro

La compagnia spagnola La Veronal ha presentato al Teatro Grande di Brescia uno splendido spettacolo ispirato alle opere e alla vita del maestro del cinema surrealista Luis Buñuel. Questo lavoro è una straordinaria rielaborazione di Le surréalisme au service de la révolution nato dieci anni fa per il Ballet de Lorraine e può senz'altro essere considerato il capolavoro del valenciano Marcos Morau.

Sonoma, che è il titolo del balletto e combina il termine greco soma, corpo, e il termine latino sonum, suono, dà vita a una serie di quadri di grande creatività e rara finezza. Ma Sonoma è anche il nome di una celebre città negli Stati Uniti: "È una storia strana, lontana, legata ad una leggenda sulla valle di Sonoma, in California, dove i nativi americani credevano che la luna si accoccolasse" (cit. Anna Bandettini).

Lo spettacolo, già presentato e apprezzato in prestigiose sedi italiane come la Triennale di Milano e la Biennale di Venezia, si apre con un'immagine legata alla cattolicissima Spagna dei secoli passati, anche se in qualche modo affonda le sue radici in citazioni di folklore russo: le nove danzatrici, abbigliate con ampie gonne, sembrano infatti scivolare sul palcoscenico come grandi matrioske sul ghiaccio, componendo svariate figure geometriche attorno a un'onirica e suggestiva visione cristiana fatta di croci, corde e chiodi. Le Beatitudini, recitate in francese, contribuiscono a rendere l'atmosfera ancor più surreale e impalpabile.

Nella scena seguente le ballerine si cambiano d'abito e, col viso coperto di nero, si muovono con sequenze veloci, fatte di linee spezzate e teste, gambe e braccia, mani e piedi che si declinano in maniera sapiente secondo accenti musicali coordinati all'unisono, a canone o liberamente.

Dopo la danza delle monache, due teste giganti di vecchie signore dai capelli argento occupano la scena insieme ad adolescenti in abiti bianchi domenicali. Nel comunissimo atteggiamento giovanile, le ragazze interpretano il ruolo di piccole bulle: le giovani donne, infatti, isolano la fanciulla che è rimasta senza la sfera luminosa, la prendono in giro e la sbeffeggiano.

Nel corso della rappresentazione, musica e luci cambiano frequentemente per calare lo spettatore in una dimensione sempre diversa dalla precedente e sempre più densa di teatralità che trae ispirazione da cinema, pittura e scultura.

Ecco, perciò, che le comunità rurali iberiche vengono connotate dal ritmico taconeo flamenco, mentre il nero gesuitico viene ben presto sostituito da bianchissime corolle di fiori bianchi che sembrano sbocciare ovunque sul palcoscenico.

Lo spettacolo termina con una sorta di catarsi finale fatta di colpi di tamburi aragonesi e urla liberatorie in cui le protagoniste di Sonoma gridano: "C'est nous qui avons appris à dominer le feu", siamo noi ad aver imparato a dominare il fuoco.

Tutto lo spettacolo è stato un susseguirsi di grandi effetti di suggestione visiva. Lunghi e calorosi applausi al termine della piacevolissima serata.

Sonia Baccinelli

Brescia, 2 ottobre 2026