Recensioni - Cultura e musica

Il grande neoclassicismo viennese al Filarmonico

L’Orchestra dell’Arena di Verona interpreta Haydn, Mozart e Beethoven nel secondo concerto della stagione sinfonica al Filarmonico

Il secondo concerto della stagione sinfonica è stata una esplosione di vivacità e colore, tutta dedicata al sinfonismo classico tedesco grazie a tre grandi compositori tra loro quasi contemporanei.
Franz Joseph Haydn (1732 – 1809), Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791), Ludwig Van Beethoven (1770 – 1827) in sequenza le loro vite, nella stessa sequenza cronologica la composizione dei brani scelti per il programma di questo concerto (1770 – 1775 – 1805).

A volersi limitare alle date e al fatto che sono tutti e tre identificati come esponenti del classicismo viennese si potrebbe pensare ad una certa uniformità delle tre composizioni ma è una preoccupazione ingiustificata, trattandosi di tre musicisti dotati di una cifra stilistica personale estremamente marcata. La firma di questi grandi compositori è infatti evidente fin dalle prime note, anche non sapendo che si tratta della Sinfonia n. 4 in si bemolle maggiore op. 60 si riconosce Beethoven e lo stesso dicasi per Haydn nella “Trauer Symphonie” e per Mozart nel concerto per violino K216.
Ola Rudner dirige l’Orchestra dell’Arena di Verona in questo excursus nell’Austria di fine ‘700, e lo fa con un brio e una energia che ricorda quella di un bambino entusiasta e curioso.
Egli è anche violino solista nel Concerto in sol maggiore per violino e orchestra K. 216 di Mozart, ma in realtà non suona il violino, lo sfiora, lo accarezza, per avvolgerlo e farlo diventare estensione del proprio corpo e come il suo corpo trasmette energia e vivacità così fa il suono del suo strumento. Il brio e l’allegria che traspare da questo poliedrico artista mi ha ricordato la vivacità di alcuni artisti pop (se mi consentite il paragone), a parziale smentita di tutti coloro che credono che la musica sinfonica sia solo per seri e noiosi personaggi.

Valeria Bisoni 26/10/08