Nel suo album d'esordio Visions for violin, per Decca Italy, la giovane olandese Hawijch Elders va da Bach alla Sonatina V di Fabio Vacchi
Dalla Ciaccona di Bach a Paganini, da Ysaÿe a Godowsky fino alla Sonatina V di Fabio Vacchi: la giovane violinista olandese, vincitrice del Premio Internazionale Antonio Mormone 2025, affida al suo debutto discografico un viaggio attraverso più di tre secoli di storia dello strumento.
Il violino, per Hawijch Elders, non è soltanto uno strumento da suonare: è un territorio da esplorare. E Visions for violin, il suo album di debutto pubblicato da Decca Italy, sembra nascere proprio da questa idea. Un percorso solistico che attraversa Bach, Paganini, Ysaÿe, Kreisler, Ernst, Godowsky e Fabio Vacchi, seguendo non una linea cronologica ma una traiettoria più sottile: quella della progressiva trasformazione del violino in voce, corpo, orchestra, laboratorio di invenzione. Elders, classe 1998, olandese, è una delle personalità emergenti più interessanti della nuova generazione violinistica europea. La sua formazione – prima con Ilya Grubert al Conservatorio di Amsterdam, poi con Augustin Dumay alla Queen Elisabeth Music Chapel – affonda profondamente nella grande scuola violinistica europea, ma il suo percorso ha già una fisionomia autonoma. Nel 2023 ha vinto l'Henri Marteau International Violin Competition; è stata premiata al Premio Paganini e al Leonid Kogan International Competition, ha ricevuto il Kersjes Prize for Violin e, nel 2025, ha conquistato il Premio Internazionale Antonio Mormone, riconoscimento che l'ha portata anche sul palcoscenico del Teatro alla Scala nella finale milanese. È significativo che il suo primo album nasca proprio da quell'esperienza. Visions for violin non è infatti una semplice vetrina del virtuosismo dell'interprete, ma sembra voler dichiarare, già nel titolo, una concezione: non mostrare soltanto ciò che il violino può fare, ma ciò che può diventare.
Ad aprire il disco è la Ciaccona dalla Seconda Partita in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, una delle opere-soglia dell'intero repertorio violinistico. Quattordici minuti nei quali una sola voce deve sostenere una costruzione di proporzioni monumentali, passando dalla gravità dell'ostinato iniziale alle variazioni, alle improvvise aperture luminose, fino alla ricomposizione finale. Elders la affronta come una grande architettura, senza perdere il senso della linea marmorea e senza trasformare la monumentalità in enfasi. Una Ciaccona intrisa di pathos, dolente, sorvegliata, baluginante: il punto da cui tutto il resto del programma può prendere avvio, verso il salto brusco, quasi vertiginoso, che porta a Paganini e al Capriccio n. 24. Se Bach rappresenta l'ordine profondo, Paganini porta il violino verso il rischio, il prodigio, l'esibizione delle sue possibilità più estreme. Il tema e le undici variazioni sono ormai parte dell'immaginario musicale universale, ma proprio per questo il pericolo è quello di ridurli a puro esercizio di bravura. La scelta di Elders acquista invece interesse nel modo in cui mette in rapporto virtuosismo e carattere: il brano deve stupire, certo, ma deve anche conservare quella tensione quasi teatrale che fa di Paganini un compositore e non soltanto un fenomenale violinista.
Con la Quinta Sonata di Eugène Ysaÿe, dedicata a Mathieu Crickboom, il virtuosismo cambia natura. L'aurore e Danse rustique sono due miniature di grande raffinatezza, nelle quali la tecnica è ormai completamente assorbita dalla scrittura. L'alba del primo movimento, il carattere rustico e danzante del secondo mettono in evidenza un'altra idea di virtuosismo: non la conquista dell'impossibile, ma la capacità di trasformare il gesto strumentale in colore, articolazione, atmosfera. È una presenza particolarmente significativa, quella di Ysaÿe, nel percorso di Elders, che ha studiato e vissuto artisticamente alla Queen Elisabeth Music Chapel, luogo legato alla memoria del grande violinista belga.
A seguire, Fritz Kreisler, con Recitativo & scherzo-caprice op. 6: quattro minuti e poco più che sembrano racchiudere due volti del violinista. Prima la parola solitaria del Recitativo, quasi una voce che cerca il proprio accento; poi lo Scherzo, mobile, brillante, elegante, con quella particolare miscela di scintille e grazia che appartiene alla scrittura di Kreisler. È anche il brano scelto per il primo singolo dell'album, disponibile dal 25 settembre scorso.
Heinrich Wilhelm Ernst, con The last rose of summer, porta invece il discorso nel territorio del virtuosismo ottocentesco più spettacolare. La celebre melodia irlandese diventa il materiale di una serie di variazioni nelle quali il violinista deve produrre l'illusione di più voci, di un vero piccolo ensemble concentrato nelle possibilità di un solo strumento. È una pagina che guarda a Paganini ma ne sviluppa l'eredità con un gusto più introspettivo e quasi orchestrale.
E infine Godowsky, con Elegy e Prelude on the name BACH, porta la tecnica verso il Novecento. Qui il virtuosismo si fa quasi pensiero astratto: il canto, il contrappunto, la memoria di Bach e la scrittura trascendentale convivono nello spazio strettissimo di una sola linea strumentale.
Ma il vero punto di arrivo del progetto è forse la Sonatina V di Fabio Vacchi, commissionata dal Premio Internazionale Antonio Mormone e qui presentata nella sua prima registrazione mondiale. È il brano che sottrae il programma alla sola dimensione storica e lo porta nel presente. Dopo aver attraversato tre secoli di evoluzione violinistica, Elders incontra un compositore contemporaneo che ripensa lo strumento attraverso un linguaggio nuovo. La Sonatina diventa così non un'appendice al repertorio storico, ma la sua possibile continuazione.
È anche il punto nel quale il titolo Visions for violin acquista il suo significato più pieno. Bach, Paganini, Ysaÿe, Kreisler, Ernst e Godowsky non sono semplicemente sei tappe di una storia del virtuosismo: sono sei modi di immaginare il violino. Vacchi aggiunge una settima visione, contemporanea, aperta, ancora da decifrare.
La registrazione, realizzata nel maggio 2026 nella Ölbergkirche di Berlino, arriva dunque in un momento particolarmente importante della carriera di Elders. Il disco sarà pubblicato da Decca Italy il 23 ottobre prossimo, mentre già il 9 ottobre seguirà il Capriccio n. 24 di Paganini accompagnato da un videoclip.
E il debutto discografico accompagnerà una stagione concertistica molto intensa: tra gli altri appuntamenti, Elders sarà il 21 ottobre alla Sala Verdi di Milano con l'Orchestra da Camera Canova diretta da Enrico Pagano per il Concerto per violino di Beethoven. Nel 2027, tornerà in Italia con l'Orchestra Magna Grecia per il Concerto n. 1 di Paganini, il 25, 26 e 27 gennaio, e con La Toscanini per il Concerto di Mendelssohn, il 13 e 16 giugno, rispettivamente a Parma e ancora alla Sala Verdi di Milano. Intrecciati a queste date, i concerti in importanti sale internazionali: il 26 ottobre Elders sarà a Utrecht, il 4 novembre a Zoetermeer, quindi in Belgio, Lussemburgo e nuovamente nei Paesi Bassi; nel 2027 sono previsti, fra gli altri, appuntamenti in Turchia, Belgio e Sudafrica, oltre ai concerti con la Netherlands Radio Philharmonic Orchestra al Concertgebouw e a TivoliVredenburg.