Recensioni - Cultura e musica

In Disco: Evocazioni Brahmsiane

La pianista Sara Costa affianca alla Sonata op.2 le Variazioni e fuga si tema di Händel e altre composizioni brevi

Ai lati, la marmorea possanza di due pilastri quali la Sonata op.2 in fa diesis minore e le Variazioni op.23 su un Tema di Händel. Al centro, la delicata, sfuggente bellezza di due bozzetti, pagine destinate a progetti incompiuti. In un unico percorso di ascolto, ardito nella sfida strumentale non meno che nella tenuta più squisitamente strutturale, Sara Costa attraversa il testamento di Johannes Brahms attraverso opere per differenti ragioni emblematiche e quanto mai rivelative dell’autore. Pietre miliari e frammenti ritrovati che la pianista bergamasca si diverte ad accostare e ad annodare, nel dichiarato intento di offrire all’ascoltatore la posizione privilegiata di uno sguardo scorciato, capace di rivelare, in controluce, richiami, rimandi ricorsivi, ma anche il progressivo dilatarsi dello sguardo del compositore.

In apertura, la tumultuosa drammaticità dell’op.2, miracolo sonatistico scaturito (in realtà prima della consorella, op.1) da quel ventenne che Schumann non esiterà a riconoscere come il cantore di nuove vie della musica. All’orizzonte, la risposta, nata nemmeno dieci anni dopo e, come l’op. 2, dedicata a Clara Schumann in occasione del suo 42° compleanno, delle Variazioni in Si bemolle maggiore. Qui, in un disegno di abbacinante sottigliezza in cui il rigore tonale si fa armatura per un gioco di impercettibili trascolorazioni, lo sguardo è esplicitamente rivolto alle forme antiche e ad una loro totalizzante riappropriazione che dà luogo ad un’enciclopedia umana esaustiva di affetti, rese, inquietudini, culminanti nella granitica Fuga conclusiva. Con pari coraggio e saggezza, l’interprete si accosta a questi impervi monumenti e ne percorre le strade con umiltà e devozione, vestendone con cura i panni, il passo, la misura, per nulla intimorita da una scrittura che da sempre è croce, più che delizia, di intere generazioni di esecutori. Il sinfonismo brahmsiano trova restituzione nella nitida minuzia con cui vengono articolati i fraseggi, nello smaltato pudore con cui il rifinito bagaglio tecnico esalta il dettato brahmsiano senza mai dimenticare di esserne al servizio.

Tutto suona limpido, garbato, a partire dall’enunciazione del tema dell’op.23. Da lì, dall’innocente affacciarsi sulla scena, sembrano rotolare, a cascata – una cascata intrisa di diurna luce settecentesca – le altre consorelle, impettite ma mai stucchevoli, mai tracimanti. Variazioni come profili umani capaci di pietà e di dramma, di pathos e di tragico sguardo al cielo, mentre dal loro canto, qua e là, affiora – severo, pervasivo – l’acciaio dei tiranti che ne reggono una narrazione limpida nell’ossequio della quadratura più che nella concessione quel guizzo che, pagina dopo pagina, diventa torrenziale, imperativa affermazione.

Johannes Brahms
Evocations

Sara Costa
Da Vinci Classics