Recensioni - Cultura e musica

In Disco: La rarità di Mazzeppa di Clémence de Grandval

l'opera francese pubblicata da Bru Zane

 

C’è qualcosa di profondamente necessario, oltre che affascinante, nel caparbio lavoro portato avanti dal veneziano Palazzetto Bru Zane – Centre de musique romantique française: non una semplice operazione archeologica, ma un atto critico che rimette in discussione, rilanciandola in una visione in cui tradizione e visionarietà vanno a braccetto, l’idea stessa di repertorio.

Il quarantaseiesimo titolo della collana «Opéra français» ne è ennesima, esemplare dimostrazione: Mazeppa di Clémence de Grandval torna finalmente a vivere in una prima registrazione mondiale che ha il valore di una restituzione storica. Il nome corre inevitabilmente alla parafrasi, travasata in Étude d'exécution transcendante, Franz Liszt, ma ancor prima a Pëtr Il'ič Čajkovskij e alla sua opera in tre atti ispirata da un poema di Puškin. Questa partitura francese — più tarda, più concentrata, e per certi versi più intimista — offre tuttavia una prospettiva sorprendentemente diversa del mito del condottiero cosacco. La parabola di Grandval, del resto, è emblematica. Allieva e interlocutrice di figure come Camille Saint-Saëns e Frédéric Chopin, protagonista della vita musicale parigina, insignita di premi prestigiosi, fu in vita tutt’altro che marginale. Eppure, come accadde a molte compositrici dell’Ottocento, il suo nome è stato progressivamente espunto dai programmi, fino a scivolare in un oblio durato oltre un secolo. Mazeppa, rappresentata nel 1892 e accolta con entusiasmo, ne costituisce una sorta di testamento artistico: un’opera compatta, drammatica, costruita con mano sicura.

Dal punto di vista musicale, colpisce la capacità di coniugare chiarezza formale e tensione teatrale. L’orchestra non accompagna soltanto: commenta, anticipa, scolpisce i conflitti interiori. Le voci si muovono tra slancio lirico e incisività declamatoria, evitando tanto l’enfasi gratuita quanto il manierismo. Ne risulta un linguaggio che guarda alla grande tradizione francese, ma con una voce autonoma, riconoscibile. La registrazione, realizzata al Prinzregententheater, convince per qualità e sottigliezza. Sul podio, Mihhail Gerts guida con energia la Münchner Rundfunkorchester e il Chor des Bayerischen Rundfunks, valorizzando tanto le masse corali quanto la trina di minuziosi dettagli timbrici. Il cast non è da meno: Tassis Christoyannis disegna un Mazeppa sfaccettato, credibile nella sua ambiguità; Nicole Car conferisce a Matréna una linea vocale luminosa e drammaticamente partecipe; efficaci anche Julien Dran e Ante Jerkunica nei ruoli di contorno.

Ma, al di là dei meriti interpretativi, è il progetto nel suo complesso a imporsi. Il cofanetto — corredato da un ampio apparato critico — non si limita a documentare una rarità: costruisce contesto, offre strumenti, invita all’ascolto consapevole. In un’epoca in cui il mercato discografico tende a reiterare i medesimi titoli, questa operazione rappresenta una presa di posizione culturale netta. Ascoltare oggi Mazeppa di Grandval significa allora molto più che scoprire un’opera dimenticata: significa interrogarsi su ciò che la storia ha scelto di conservare — e su ciò che ha invece lasciato nell’ombra. Ed è proprio in questa zona d’ombra che il lavoro di Bru Zane continua a rivelarsi prezioso, riportando alla luce pagine che chiedono semplicemente di essere ascoltate.

Clémence de Grandval
Mazzeppa

Mihhail Gerts
Bru Zane