Recensioni - Cultura e musica

In Disco: Le Romanzen aus Magelone

Il ciclo di Brahms nell'interpretazione di Thomas Oliemans e Malcolm Martineau

Leggenda antichissima, quella di Maguelonne e del conte Pierre de Provence, radicata nella Linguadoca di fine XII secolo, tramandata da Bernard de Trèves, canonico di Maguelonne e, tra mille passaggi e appropriazioni, definitivamente consacrata dalla trasposizione, tra prosa e poesia, firmata da Ludwig Tieck. La storia è quella di Magelone, figlia del re di Napoli, e del suo amore per il conte Pietro di Provenza. Naturalmente lei è promessa a qualcun altro, così i due fuggono insieme dalla corte. Ma un uccello ruba l’anello e Pietro, per recuperarlo, viene fatto schiavo dai Turchi. Riuscito a fuggire, solo dopo anni di vagabondaggio riabbraccia la sua amata, che nel frattempo si era dedicata a curare i poveri. È su questo calco drammaturgico che Brahms si basa per musicare le quindici romanze che compongono la raccolta data alle stampe come op.33 e probabilmente composta tra il 1861 e il 1868. Non un vero e proprio ciclo, data la mancata unità delle vicende narrate, oltre che l’assenza di una trama sequenziale, ma – tuttavia – un affresco pervaso dalla medesima ispirazione di libertà, fantasia, fervida invenzione con cui il compositore veste il testo. Romanze scapricciate, tumultuose, la cui garanzia di coesione è, paradossalmente, l’irregolarità, l’asimmetria, la contrastante discontinuità del passo. Quindici pagine tenute insieme da una logica più emotiva che strutturale, alcune folgoranti nella loro brevità, altre estese in ampie campate, in cui l’autore gioca a richiamare, anche nella materia musicale, i topoi caratteristici del poema cavalleresco: languori e nostalgie, inquietudini, dame nel bosco, estasi e tormenti, estasi e speranza. Un’antologia tumultuosa dell’animo umano che, in questa pregevole incisione, il baritono Thomas Oliemans scolpisce con appassionato quanto spigoloso vigore, esplorandone soprattutto le pieghe ardimentose e gli slanci, più che le più riposte anse introspettive. Ad esse sembra pensare il pianoforte sottile, insinuante, di Malcolm Martineau, fedele, discreto contrappunto al canto, con la sua linea strumentale esile, evocativa, perfetta per controbilanciare il vigoroso temperamento della voce. A completare l’ascolto, il raro quadrifoglio di Lieder tratti dal Regenlied Zyklus di Klaus Groth, in cui l’ascoltatore può facilmente riconoscere, in apertura, il materiale che andrà a costituire il terzo movimento della prima Sonata per violino e pianoforte del compositore amburghese.

Johannes Brahms
Romanzen aus Magelone

Thomas Oliemans, Malcolm Martineau
Linn