Il poeta fiorntino rievocato in tre composizioni di Ruders, Taglietti e Lo Bianco
Un progetto discografico di stringente coerenza è al centro di questo recente Cd edito Stradivarius e gravitante attorno alla figura di Dante Alighieri. Il riferimento al sommo poeta, affidato al pianista mantovano Leonardo Zunica e al chitarrista elettrico Leandro Lo Bianco, agisce qui come orizzonte soprattutto simbolico, generatore di singolari quanto interessanti visioni, occasione di inedite riflessioni. Cuore del programma d’ascolto è Malebolge (2022) di Gabrio Taglietti, compositore cremonese per molti anni docente di composizione al Conservatorio “Campiani” di Mantova.
L’opera intreccia, in un intrigante gioco di specchi tra le espressioni dell’oggi e la lingua, anche musicale, del Trecento, tre movimenti originali, ispirati all’ottavo cerchio dell’Inferno dantesco, a tre canzoni di Francesco Landini, rielaborate per questo singolare organico. Ne nasce un dialogo sorprendentemente organico, nel quale la distanza storica si trasforma in magnifica risonanza poetica esaltando, dei pannelli di questo polittico, la ricchezza di peculiarità e dettagli, ma anche le sorprendenti assonanze tra epoche e mondi così lontani e differenti. Scolpiti con pennino fine da Taglietti, nelle loro atmosfere fortemente evocative, i movimenti si muovono sul delicato crinale tra matericità ed evanescenza, affermazione e allusione, abitati da ombre lunghe che ne avvolgono il manifestarsi. D’altronde, la capacità degli interpreti sembra non solo cogliere, ma amplificare la visionaria componente di queste miniature, l’anima immaginifica che ne caratterizza i profili, scanditi anche dalle stesse indicazioni “sferzante”, misterioso”, “impetuoso”, volute dal compositore.
Interamente affidata al pianoforte è poi la Dante Sonata di Poul Ruders, pagina che si colloca idealmente nel solco lisztiano, pur rinunciando a qualsiasi intento imitativo rispetto alla celebre Après une lecture de Dante. La scrittura procede per aggregazioni di cellule ritmico-melodiche spigolose, organizzate in blocchi sonori di ferrea ascendenza modernista, che l’interpretazione di Zunica scandaglia con il laser di un mirabile controllo del suono, lascando affiorare, dal calco complessivo, il labirinto di stratificazioni disseminate in una scrittura che, sotto l’armatura severa, custodisce e, via via, rivela, un’altrettanto forte tensione poetica. Chiudono la promenade dantesca le tre Improvisations di Leandro Lo Bianco per chitarra elettrica e supporti elettronici, ispirate indirettamente a Dante attraverso il filtro delle litografie di Robert Rauschenberg. Pagine sospese e rarefatte, in cui frammenti melodici emergono e si dissolvono in paesaggi sonori vaporosi ed impalpabili, apparizioni effimere e fuggevoli in un malcerto tutto.
Ruders, Taglietti, Lo Bianco
Contrappassi
Leonardo Zunica, Leandro Lo Bianco
Stradivarius