Recensioni - Cultura e musica

In Disco: Memorie musicali dal grande schermo

Marco Serino e Lenadro Piccioni protagonisti di un cd dedicato alle musiche da film arrangiate per violino e pianoforte

La copertina del disco, dichiaratamente felliniana, è già un’operazione nostalgia che invita ad imbarcarsi sul bastimento dei ricordi. Dopo l’avventuroso itinerario dedicato alle Cinema Suites, Marco Serino sceglie ora, nel suo periplo attorno alla figura e all’opera di Ennio Morricone, la via della concentrazione cameristica.

Cinema Memories nasce per violino e pianoforte: non un esercizio di riduzione, ma un atto di messa a fuoco, in cui la sottrazione diventa strumento di chiarezza e il dettaglio timbrico – la voce interiore delle cose, prima ancora che dei personaggi evocati - assume valore strutturale. Il fulcro del progetto risiede nelle prime registrazioni assolute degli arrangiamenti per violino e pianoforte realizzati dallo stesso Morricone. Non si tratta di semplici trasposizioni, dunque, bensì di riscritture consapevoli, in cui l’orizzonte orchestrale viene interiorizzato e rielaborato in una forma più intima, quasi confidenziale. Il violino assume una funzione eminentemente discorsiva, prossima alla vocalità, mentre il pianoforte articola lo spazio, suggerendo, con estrema economia di mezzi, le corde della profondità, della tensione così come della reticenza.

La lunga consuetudine artistica tra Serino e Leandro Piccioni — oltre vent’anni di collaborazione all’interno della Roma Sinfonietta — si traduce in un’intesa che va ben oltre la precisione d’insieme. Qui l’ascolto reciproco diventa principio costruttivo: ogni intervento è calibrato, ogni respiro condiviso, in una dialettica che rifugge il protagonismo per privilegiare la qualità del discorso musicale. Attorno al nucleo morriconiano si organizza un programma che guarda al cinema come luogo della memoria, più che come semplice repertorio tematico. Le Three Pieces from Schindler’s List di John Williams emergono con una sobrietà esemplare: Serino ne scolpisce l’anima in un canto trattenuto, ferito, sorretto da un pianoforte che veglia sul suono senza mai indulgere in un lirismo compiaciuto. Il pathos è sempre controllato, pudicamente affidato alla tensione interna della linea più che all’enfasi dinamica.

La West Side Story Suite di Leonard Bernstein, vertice assoluto del musical cinematografico, rappresenta uno dei banchi di prova più complessi del percorso d’ascolto. Nella rilettura cameristica qui proposta convivono energia ritmica e cantabilità, asprezza urbana e lirismo notturno, restituendo la natura profondamente ambigua di una partitura che vive di contrasti e fratture. Il dialogo fra i due strumenti si fa più serrato, quasi teatrale, come nella Melody in la minore di Myroslav Skoryk, pagina di disarmante semplicità, divenuta nel tempo una sorta di emblema identitario. L’interpretazione sembra indulgere su quella scarna, nuda espressività che amplifica il senso di malinconia e di resistenza silenziosa, affidando al timbro e al respiro il peso del discorso. Le presenze di Nino Rota e dello stesso Morricone completano un mosaico che non ha nulla di celebrativo. Cinema Memories non si limita a evocare immagini sedimentate nell’immaginario collettivo, ma le interroga, le filtra, le restituisce in una dimensione raccolta e riflessiva, consapevole e profondamente interiorizzata.

Morricone, Bernstein, Rota
Cinema Memories

Marco Serino e Lenadro Piccioni
Arcana