Due storiche incisioni di Carlo Levi Minzi datate 1981 e 1997
La figura di Carlo Alessandro Landini occupa da tempo una posizione singolare nel panorama della musica italiana contemporanea. Compositore, filosofo, saggista, poeta, uomo dall’ingegno multiforme, Landini ha costruito negli anni un catalogo singolare, appartato, immensamente denso, che resiste alle letture univoche: il castello di un sapere fondato su una concezione della forma come luogo di un pensiero camminante, ramificato, capace di accogliere, plasmare e abitare il suono.
La recente pubblicazione, realizzata per l’etichetta Tactus, ripropone in un doppio CD le registrazioni pianistiche firmate da Carlo Levi Minzi e dedicate alla Sonata n. 1 e alla Sonata n. 2, offrendo, così, l’occasione per tornare su due opere miliari del suo percorso. Le incisioni — realizzate rispettivamente il 22 giugno 1981 e il 25 novembre 1997, e apparse originariamente per l’etichetta Rugginenti — non vengono qui recuperate come documenti storici, ma come materiali ancora pienamente attivi sul piano dell’ascolto e della riflessione. La distanza temporale che separa le due monumentali sonate (oltre 70 minuti è la durata di ciascuna) non suggerisce un’evoluzione lineare, quanto piuttosto una continuità problematica: la persistenza di nodi concettuali che Landini affronta da prospettive differenti, senza mai risolverli in maniera definitiva, lasciando insomma aperta, come da sempre ama fare, la porta all’interrogativo, al possibile, alla sorpresa. In entrambe le opere, il pianoforte è trattato come un terreno di sperimentazione, uno spazio di verifica rigorosa.
Non vi è alcuna concessione all’espressività gratuita, né all’eloquenza pianistica tradizionalmente intesa. La scrittura procede per addensamenti, fratture, zone di attrito, in cui il gesto sonoro è sempre subordinato a una logica interna stringente, non immediata, mai gratuita. In questo contesto, l’interpretazione di Carlo Levi Minzi si rivela particolarmente centrata. Il pianista adotta un approccio sobrio, privo di qualsiasi sovraccarico retorico, restituendo con chiarezza la complessità strutturale delle partiture senza attenuarne le asperità. Il suo pianismo, nell’aristocratica misura che lo caratterizza, privilegia la leggibilità delle relazioni interne, la sottile trama che governa il discorso musicale. Ne risulta un’esecuzione che non “spiega” la musica, ma ne rende accessibile (e avvincente) la sua necessità.
Carlo Alessandro Landini
Sonate per pianoforte 1 e 2
Carlo Levi Minzi
Tactus