Recensioni - Cultura e musica

In Disco: Virtuosissima Sirena: parola, desiderio e inquietudine nell’arte di Barbara Strozzi

Un nuovo CD Arcana dedicato all'arte della musicista veneziana

Figura affascinante, ormai assurta a (quasi) semidea, Barbara Strozzi appartiene agli ultimi fasti di una Venezia eccentrica, coltissima, attraversata da un’energia artistica difficilmente replicabile. In quel contesto si muove con naturalezza, sostenuta da Giulio Strozzi — padre adottivo, forse naturale — che ne orienta e protegge il talento, inserendola fin da giovanissima nei circoli più vivaci della città. Virtuosissima Sirena è, di questo pregevole itinerario di ascolto firmato Arcana, titolo illuminante, perché tiene insieme le due anime della compositrice: il virtuosismo, mai esibito né gratuitamente finalizzato al mero effetto, e una qualità seduttiva più sottile, tutta giocata sul rapporto tra parola e musica.

La materia è amorosa, ma raramente pacificata: piuttosto, si addensa in situazioni irrisolte, talvolta spinose, dove il testo diventa il motore di una scrittura che sfrutta con intelligenza e rara sapienza gli artifici del linguaggio madrigalistico — dissonanze, sospensioni, respiri -sublimandoli nell’offerta confessione di momenti di esitazione o di pianto. Dentro questo quadro, “Che si può fare” resta pagina miliare, punto di riferimento quasi inevitabile, una sorta di marchio di fabbrica: basso ostinato, linea vocale che si avvita su sé stessa senza mai cedere del tutto, e quella chiarezza espressiva che è poi la vera cifra della Strozzi. Ma è nell’insieme che l’impaginato acquista autorevolezza, anche per quella tipica ambiguità barocca per cui una voce di soprano si trova spesso a incarnare un io sfaccettato, molteplice, non di rado maschile, generando una sottile e feconda sfocatura di piani prospettici.

Una magnifica Laura Catrani non cerca la bellezza come dato acquisito, né indulge sullo smalto di una cantabilità compiaciutamente levigata: lavora piuttosto sulla parola, la mette in rilievo, la incide a sbalzo, forte, rivelatrice, debitrice di un’energia che deriva anche da frequentazioni “divaganti”, non di rado novecentesche. Ne esce un fraseggio mobile, a tratti spigoloso, ma sempre controllato, in cui il senso precede il suono. In “L’amante segreto” la linea si tende senza abbandonarsi, resta in bilico; altrove, come in “Costume de’ grandi”, emerge un tratto più teatrale, ma senza caricature. Accanto a lei, Riccardo Doni con l’Accademia dell’Annunciata costruisce un intarsio strumentale fatto di un suono pieno, stratificato, con una presenza timbrica che evita ogni trasparenza troppo edulcorata. I sei strumenti che costituiscono l’ensemble dialogano con la voce in modo appassionatamente serrato, generando, e non solo assecondando, una tensione che non sembra mai allentarsi.

Le sonate di Giovanni Legrenzi e Dario Castello si inseriscono in questo arazzo con assoluta naturalezza, non come semplice intermezzo ma come estensione di quel mondo sonoro: vivaci, articolate, contribuiscono a definire un contesto in cui la scrittura vocale della Strozzi si riflette e si chiarisce. E anche la scelta di aggiungere il violino a “Che si può fare”, pur non prevista, funziona: non àltera, semmai intensifica, tra rigore e libertà, quel legame strettissimo tra parola e musica che, nel caso di Barbara Strozzi, resta il vero centro di tutto.

Barvara Strozzi
Virtuosissima Sirena

Laura Catrani
Accademia dell'Annunciata
Riccardo Doni
Arcana