Recensioni - Cultura e musica

In Disco: Vitalità ed equilibrio delle Suites di Bach

Una nuova incisione del Dunedin Consort guidato da John Butt

Concepite a cavallo degli anni ’20 del XVIII secolo, sull’onda ispirativa nata dal servizio presso l’animata corte di Köthen, le quattro Suites orchestrali di Johann Sebastian Bach rappresentano, a dispetto della loro intensa frequentazione tanto nelle sale da concerto quanto negli studi di registrazione, un universo così composito e intimamente visionario la cui essenza, lungi dal farsi catturare, pare eternamente sfuggire agli assalti di una definitiva cristallizzazione e, al contrario, offrire, ascolto dopo ascolto, nuove occasioni per riprenderne l’esplorazione. Espressioni differenti della più luminosa produzione profana di Bach, accanto al ciclo dei Brandeburghesi, le Suites orchestrali di Bach rivelano, nella loro olimpica struttura priva di Allemanda iniziale a favore di una più sontuosa e teatrale Ouverture, un limpido quanto dichiarato tributo al gusto francese, principe indiscusso per gusto ed eleganza della scrittura europea dell’epoca. La vivida lettura del Dunedin Consort guidato da John Butt, oltre a sottolineare la  dimensione coloristica della scrittura bachiana e dei suoi sottili francesismi nel sottile affacciarsi, qua e là, di fiati,  ora delicati – coppie di oboi, un fagotto – ora festosamente solenni – tre trombe e timpani – sembra non rinunciare a puntualizzare, seppur nella dichiarata leggerezza del passo complessivo, lo spessore del tessuto compositivo del sommo Kantor; una trama di serrata vitalità dialettica e di incessante rilancio ideativo. Un’esecuzione di mirabile equilibrio, perfetta anche come strenna (post)natalizia, con la luce calda del flauto traverso a fare da decorazione sempreverde di un edificio che, a circa tre secoli dalla sua nascita, non smette di rivelare approdi segreti.

Johann Sebastian Bach
Suites

Dunedin Consort
John Butt

Outhere 2022