Ancora pagine di grande musica nella stagione sinfonica dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana, questa volta con la messa da requiem, capolavoro di Giuseppe Verdi
La composizione sacra per coro, voci soliste e orchestra venne eseguita in occasione del primo anniversario della morte di Manzoni (con il quale lo accomunava i valori di giustizia e libertà tipici del Risorgimento) il 22 maggio 1874, nella Chiesa di San Marco a Milano.
Come avvenuto nel 2025 con "Vita d’Eroe", si rinnova la consolidata collaborazione tra la FORM e i Conservatori, in particolare il Rossini di Pesaro e il Pergolesi di Fermo, volta a creare un ponte tra l’alta formazione musicale e il mondo professionale, inserendo i migliori allievi dei conservatori in produzioni sinfoniche di alto livello che permettono loro di confrontarsi con le dinamiche di un’orchestra stabile.
Altro elemento è la presenza dei coristi dell’A.R.CO.M. (Associazione Regionale Cori Marchigiani, nata nel 1988, che vanta l'iscrizione di circa 140 associazioni corali amatoriali e non) provenienti dal Filarmonico Rossini e dal San Carlo di Pesaro, dal Tommasini di Serra De' Conti (AN), dal Tonini Bossi e dal Musicarte di Senigallia (AN), sotto la direzione e supervisione del maestro Martino Faggiani.
Il mini tour partito da Pesaro, ha toccato le città di Fermo, Foligno, Senigallia, Ancona e infine al teatro Pergolesi di Jesi, con la sua ottima acustica. A dirigere l'orchestra formata da circa ottanta elementi, il maestro Manlio Benzi. Una lettura con tempi dilatati, asciutta, sobria, che ha saputo valorizzare la grande ricchezza della scrittura verdiana, senza perdere di vista l’arco della narrazione, in modo da tenere costante la tensione teatrale e il controllo delle voci.
Il coro (ridotto per esigenze di spazio da 120 a 90 elementi) ha risposto compatto e sicuro, mostrando la giusta massa sonora nell'impetuoso attacco e nelle riprese del “Dies iræ", delicati pianissimi nel “Requiem aeternam” e nella sequenza conclusiva, corretta coordinazione ritmica nel "Sanctus".
Pregevoli anche le quattro voci soliste, scelte con la dovuta attenzione.
Il soprano Yulia Tkachenko ha un bel timbro, schiettamente lirico, dal luminoso colore madreperlaceo. Esegue con cura i filati, i pianissimi, con una emissione sempre controllata, sia nell'attacco del “Kyrie”, nell’invocazione ricca di amore del “Quid sum miser”, nell'accorato e sommesso “Libera me”.
Il mezzosoprano Mariangela Marini ha timbro brunito e screziato, con una linea vocale sicura, svettante nella salita all’acuto, ben appoggiata e naturale nel registro grave, mai forzato. Scolpito, intonato con omogeneità e vigore espressivo il “Liber scriptus”, intenso il duetto con il soprano nel “Recordare”.
Il tenore Davide Giusti si distingue per un timbro solare e limpido, con una buona capacità di sfumare e di affrontare la scrittura verdiana con la giusta morbidezza. Molto partecipe in “Ingemisco” , raffinato nell'attacco delicato di “Hostias”, ben amalgamato con le altre voci.
Annunciato indisposto, il basso Alessandro Abis ha mostrato buona padronanza del suo mezzo vocale. Il timbro grave e scuro risuona corposo, con un fraseggio autorevole e scolpito dalla giusta ieracità sia in "Mors stupebit" che nel "Confutatis maledictis".
Teatro sold out, con un pubblico che ha seguito in religioso silenzio ed è esploso con un lunghissimo applauso a tutti gli artisti impegnati.
Una sfida vinta, vista la complessità tecnica, strutturale, espressiva e organizzativa per un'operazione simile che non è solamente musicale, ma anche umana e formativa.
Marco Sonaglia (Teatro Pergolesi-Jesi 2 aprile 2026)