Recensioni - Cultura e musica

Jesi: Riccardo Muti incanta il Pergolesi

In programma musiche di Pergolesi e Spontini

Si aprono le celebrazioni peri duecentocinquanta anni dalla nascita di Gaspare Spontini e la Fondazione Pergolesi Spontini (in collaborazione con la Città di Maiolati Spontini, con il contributo del Comune di Ascoli Piceno e con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Marche e di BPER Banca, main sponsor) lo fa in grande con un doppio concerto (Teatro Pergolesi di Jesi e teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno) del maestro Riccardo Muti, alla guida dell'Orchestra Giovanile "Luigi Cherubini".

L'orchestra fondata da Riccardo Muti nel 2004 è formata da giovani strumentisti, tutti sotto i trent’anni e provenienti da ogni regione italiana, selezionati attraverso centinaia di audizioni. Secondo uno spirito che imprime all’orchestra la dinamicità di un continuo rinnovamento, i musicisti restano in orchestra per un solo triennio, terminato il quale molti di loro hanno l’opportunità di trovare una propria collocazione nelle migliori orchestre.

Il programma voluto dal maestro per questa speciale occasione è stato diviso in due parti e la scelta è caduta sulla riscoperta di alcuni gioelli.

Nella prima parte è stato eseguito lo "Stabat Mater" di Giovanni Battista Pergolesi. Sembra sia l'ultima composizione del musicista, morto a soli ventisei anni, commissionata per dieci ducati da l’Arciconfraternita dei Cavalieri della Vergine de’ dolori della Confraternita di San Luigi al Palazzo, che aveva deciso di sostituire il vecchio Stabat Mater di Alessandro Scarlatti.

Scritto nel 1735 per soprano, contralto, archi, basso continuo e costruito su dodici numeri. Quasi tutti i brani hanno una struttura bipartita tipica della musica sacra e troviamo concezioni armoniche e melodiche innovative ed al passo con le tendenze della musica di scuola napoletana ed europea.

L'esecuzione è stata di altissimo livello. Muti in splendida forma, ha diretto l'orchestra Cherubini (ridotta a ventidue elementi) con naturalezza, senza ricorrere a troppa enfasi. I tempi sempre corretti e c'è stata una ricercatezza sonora che ha portato a dei pianissimi veramente pregevoli e ad un colore orchestrale pieno di fascino e di spiritualità.

Merito anche delle voci del soprano Damiana Mizzi (recentemente ha interpretato Oscar nel ballo in maschera a Torino) che ha sostituito la collega prevista in tempi record e il contralto Margherita Maria Sala, una specialista in questo repertorio.

Voci che hanno saputo dare il giusto spessore drammatico alla partitura pergolesiana, sia nei momenti solistici, che in quelli dove i timbri (uno limpido, l'altro brunito) e le sfumature si intrecciano creando calore e luminosità come negli impegnativi contrappunti di "Fac ut ardeat" (Allegro) e nello splendido finale "Quando corpus e amen" (Largo e allegro).

Nella seconda parte del concerto, protagonista assoluta è stata la musica di Gaspare Spontini, con l'orchestra allargata nell'organico con fiati e percussioni.

Due arie tratte dal repertorio operistico e poco frequentate come “No, Re del Cielo” dall'Agnese di Hohenstaufen (composta per il matrimonio di Carlo di Prussia nel 1827 e presentata poi a Berlino dopo l’esecuzione di corte nel 1829) e “Toi que j’implore avec effroi... Impitoyables dieux!” da "La Vestale” (dedicata all’Imperatrice Giuseppina e presentata a Parigi nel 1807).

Ci ha pensato il soprano Lidia Fridman ad eseguirle in maniera incantevole. La Fridman è un giovane talento alquanto interessante, che sta ricevendo successi con debutti in ruoli importanti. Lo scorso anno l'avevamo apprezzata nel "Macbeth" del circuito lirico marchigiano, recentemente ha cantato Abigaille nel "Nabucco" e "Amelia" in "Un ballo in maschera" sempre diretta dal maestro Muti.

Il timbro è molto particolare e ben si adatta a questo repertorio così distante dalle eroine verdiane. La voce duttile si muove con sicurezza, cercando delicate sfumature, solidità negli acuti, oltre ad un intenso trasporto emotivo.

L'ouverture da "La Vestale" ha chiuso il concerto, anche questa diretta con la consueta cura maniacale e con una compattezza di suono alquanto esplosiva e trascinante.

Il teatro, sold out da mesi, risponde con una pioggia di applausi, alzandosi in piedi davanti a tanta bellezza.

Muti risponde senza un bis, ma con una vera e propria lezione di musica, che diventa anche di storia, dove emerge saggezza, ma anche tanta pungente ironia, che da sempre caratterizza il suo personaggio. Ha ribadito l'importanza di Pergolesi, di Spontini e del patrimonio musicale italiano che dovrebbe essere valorizzato sempre di più, a cominciare dal mondo politico.

Per una sera il Pergolesi ha vissuto una vera e propria magia, incantato dai suoni di un'orchestra dove le facce dei giovani musicisti brillano di gioia e sono dirette magistralmente da una delle bacchette più importanti di sempre. "La musica può fare di un’anima devastata una Cattedrale" diceva Vasile Ghica, a noi ha regalato momenti sublimi, che porteremo a lungo nel cuore. Grazie Maestro Muti.

Marco Sonaglia