Recensioni - Cultura e musica

L’Otello di Pizzi inaugura il Festival Verdi

La penultima opera del Maestro di Busseto in un nuovo allestimento al Teatro Regio

L’edizione 2015 del Festival Verdi di parma ha inaugurato con una nuova produzione di Otello diretta da Daniele Callegari e firmata da Pierluigi Pizzi nella triplice veste di regista, scenografo e costumista.
La scenografia prevede delle quinte squadrate color sabbia che rappresenterebbero la fortezza di Cipro e che di atto in atto tendono a restringersi creando degli ambienti sempre  claustrofobici, in particolare la sala del trono e la camera da letto, a simboleggiare una progressiva chiusura, indice della tragedia che avanza.

Oltre a questo non c’è molto da aggiungere;  a parte qualche soluzione visiva di una certa efficacia, quale ad esempio il cielo stellato che incornicia il duetto Otello-Desdemona alla fine del primo atto, lo spettacolo procede in modo abbastanza lineare e prevedibile, pur mantenendo una sostanziale eleganza di fondo.
Meno convincenti i costumi che danno l’impressione di scarsa coerenza sia con la scenografia che tra di loro: se infatti quelli del coro maschile, ovvero tuniche di foggia nordafricana di colore bianco, grigio e sabbia, si possono sposare con la tonalità delle quinte, poco c’entrano quelli femminili dai colori accesi e sgargianti.
Di disegno completamente diverso gli abiti  dei protagonisti: divise militari in ecopelle con casacche dai disegni astratti, per non parlare di quello di Otello che, per il solo fatto di essere di colore, viene vestito con caftani da beduino, secondo la più frusta delle tradizioni. Poco importa che sia il comandante della guarnigione.
Il Pizzi regista sceglie di affidarsi completamente allo scenografo-costumista, limitandosi a regolare le entrate e le uscite, non impartendo particolari istruzioni ai cantanti, costretti a crearsi il personaggio da soli, e bloccando il coro di lato o a proscenio, a seconda delle evenienze.
Dal punto di vista musicale lo spettacolo si è invece mantenuto su di un buon livello, pur senza registrare punte di eccellenza.
Carlo Ventre, chiamato a sostituire nelle ultime repliche Roberto Aronica, è un Otello dall’acuto saldo e svettante ma, limitato ai registri del forte e del mezzoforte e poco incline al canto sfumato, il che penalizza i suoi momenti più lirici, in particolare quelli con Desdemona.
Marco Vratogna ha indubbiamente la voce di Iago, ma il personaggio, complice un’emissione a volte poco elegante e una regia poco attenta, resta in superficie. Il timbro è solido e sicuro ma mancano quelle sfumature che dovrebbero delineare quella che è la figura più complessa (per non dire il vero protagonista) dell’opera.
Aurelia Florian è dotata di un buon timbro lirico, la voce è ben impostata, salvo il registro grave che è poco sorretto. La sua è una Desdemona corretta, che ben risolve la canzone del salice ma che nel complesso risulta poco incisiva come personaggio.
Nel complesso adeguate le altre parti ovvero il Cassio di Manuel Pierattelli, il Roderigo di Matteo Mezzaro, il Montano di Stefano Rinaldi Milani, l’Araldo di Matteo Mazzoli, e la’Emilia di Gabriella Colecchia.
Daniele Callegari ha condotto un’Orchestra Toscanini in ottima forma, imprimendo all’opera un buon ritmo narrativo ma prestando attenzione ad accenti e sfumature.
Eccellente anche l’apporto del coro diretto da Martino Faggiani.
Positiva la risposta del pubblico del Teatro regio che non ha risparmiato applausi per nessuno.

Davide Cornacchione 11/10/2015