Recensioni - Cultura e musica

La polifonia che resiste al tempo

L'Erato Ensemble diretto da Massimo Lombardi incide per Da Vinci Classics Les regrets, madrigali di David Fontanesi su Joachim du Bellay

Sedici madrigali, quattro gruppi di quattro, organici a cinque, sei e otto voci: Les regrets del compositore mantovano David Fontanesi si presenta innanzitutto come un lavoro di rigorosa architettura. Ma sarebbe riduttivo leggere questa scansione soltanto come un esercizio di ordine numerico. Nel nuovo disco pubblicato da Da Vinci Classics, la geometria della forma diventa infatti il principio attraverso cui la poesia di Joachim du Bellay viene restituita alla dimensione del suono, senza nostalgie filologiche e senza il bisogno di travestire il presente da passato.

Il punto di partenza è il madrigale rinascimentale, soprattutto nella sua vocazione a seguire le parole. Fontanesi ne recupera il principio più che il linguaggio: la struttura sintattica del testo, le anafore, le interrogazioni, le ripetizioni diventano materia contrappuntistica, generando imitazioni, risposte, addensamenti e progressioni armoniche. La parola non viene dunque semplicemente illustrata dalla musica: ne determina il comportamento, ne orienta il respiro.

È qui che Les regrets trova la propria fisionomia. Fontanesi si muove lontano tanto dall'ortodossia dell'avanguardia quanto dalle scorciatoie di un facile neoromanticismo, affidandosi invece a una scrittura sorvegliata, nella quale il contrappunto torna a essere pensiero compositivo. La modernità si manifesta nella sintassi, nelle tensioni armoniche, nell'uso del cromatismo, non nell'esibizione dell'inedito.

La tavolozza è prevalentemente nitida, sillabica, quasi severa. Ma proprio questa apparente sobrietà rende più incisivi gli scarti cromatici: là dove il testo si incrina nell'angoscia, nell'amarezza o nell'ironia, la materia armonica si tende, si oscura, si infittisce. Sono mutazioni spesso sottili, che non cercano l'effetto immediato ma lavorano sulla percezione, lasciando che il significato affiori dalla relazione fra parola, intervallo e colore.

Anche la successione degli organici possiede una precisa funzione espressiva. Le otto voci ampliano la prospettiva e conferiscono alla scrittura una dimensione quasi monumentale; il sestetto tende invece a una più raccolta e meditativa concentrazione; le cinque voci, con la loro maggiore asciuttezza, possono assumere una pronuncia più tagliente, quasi polemica. La variazione dell'organico diventa così variazione del punto d'ascolto, modificando densità, peso e temperatura del discorso.

Il dato forse più interessante è che Fontanesi non cerca di ricostruire il madrigale: ne riattiva la logica. La sua musica conosce Monteverdi, Gesualdo e la grande tradizione polifonica, ma non ha bisogno di citarli per dichiarare la propria discendenza. Ciò che sopravvive è l'idea di una pluralità di voci nella quale ogni linea possiede una propria autonomia e, insieme, trova il proprio significato soltanto nell'intreccio con le altre.

L'Erato Ensemble, sotto la direzione di Massimo Lombardi, restituisce questa complessa tessitura con pregevole nitore: la trasparenza delle singole linee, leggibili nell'ordito polifonico, le dinamiche governate con misura, il fraseggio sempre duttile, a esaltare l'intreccio stretto fra parola e suono. Uno sguardo al passato sommo attraverso la lente di una creatività che guarda indietro senza farsi, per questo, retrospettiva e che, proprio attraverso la disciplina della forma, trova una propria idea di contemporaneità. Il rimpianto evocato da Du Bellay assume così una tinta diversa: non quella sentimentale della memoria, ma quella più austera di ciò che resiste al tempo. La polifonia, qui, non è un reperto della storia della musica. È ancora una forma viva del pensiero.