Con la direzione di George Petrou e la regia di Ilaria Lanzino
Sabato 5 luglio è andata in scena nella suggestiva cornice della Basilica di Massenzio La Resurrezione di Handel con la direzione di George Petrou e la regia di Ilaria Lanzino. Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori. Un nuovo allestimento dell’Opera di Roma.
La Resurrezione HWV 47 è un oratorio giovanile su un libretto adattato di Carlo Sigismondo Capece, composto a Roma da un Handel 23enne e fu rappresentato per la prima volta nel Palazzo Ruspoli la domenica di Pasqua dell’8 aprile 1708, con la direzione di Arcangelo Corelli ed Ernst Christian Hesse alla viola da gamba. Per l’occasione gli interpreti furono Lucifero (basso) Cristofano Cinotti, Maria Maddalena (soprano) Margherita Durastanti, Un angelo (soprano castrato) Matteo Berselli, San Giovanni Evangelista (tenore) Vittorio Chiccheri e Santa Maria Cleofa (contralto castrato) Pasquale Betti (detto “Pasqualino”).
Il Marchese Francesco Maria Marescotti Ruspoli, mecenate di Handel all’epoca, non badò a spese per la realizzazione delle scene e l’adattamento di una delle sale principali del suo palazzo per la rappresentazione. Fu assemblata un'orchestra imponente di 36 elementi comprendente archi, una viola da gamba, due trombe, un trombone, due flauti traversi e 4 oboi.
La trama racconta gli accadimenti tra il venerdì Santo e la domenica di Pasqua, con personaggi tratti dalla tradizione evangelica. L’azione è schematicamente portata avanti dai recitativi mentre l’esplorazione dei sentimenti e degli stati d'animo dei personaggi è affidata alle arie. L’oratorio è suddiviso in due atti, entrambi introdotti da una ouverture orchestrale e terminano entrambi con un coro a 5. Oltre alle arie, si contano anche due duetti. Lo stile compositivo è già quasi maturo, con i tipici bassi molto ritmati e una spiccata vocalità melodica nella parte cantata. Giovane sì, ma già un grande compositore. Il materiale musicale è sorprendentemente di alta fattura musicale.
Nella suggestiva cornice della splendida Basilica di Massenzio, gli spettatori possono ammirare sin dall’arrivo in platea la scenografia a cura di Dirk Becker, molto semplice, lineare ed elegante. Una serie di pannelli che rappresentano l’altare di una chiesa e due quinte laterali. Il colore predominante è il nero, con modanature barocche semplici di colore bianco ed illuminate dall’interno. Durante lo spettacolo si scopre che la scenografia ruota e presenta altri due ambienti: un appartamento privato e una sala di attesa in ospedale.
Anche le luci di Marco Filibeck hanno contribuito a valorizzare la scenografia e la cornice unica della basilica circostante.
Lo spettacolo, microfonato, ha visto come interpreti Sara Blanchi (Angelo), Ana Maria Labin (Maddalena), Teresa Iervolino (Cleofe), Charles Workman (San Giovanni) e Giorgio Caoduro (Lucifero). Tutte voci molto belle con timbri decisi e definiti ed una notevole capacità nell’eseguire i difficili vocalizzi barocchi.
L’opera si apre con una bella ouverture senza la classica introduzione haendeliana col ritmo alla francese: parte immediatamente un fugato caratterizzato da un tema solare ed immediatamente orecchiabile enunciato prima dagli oboi primo e secondo, poi dalla viola da gamba alla terza voce ed infine l’orchestra piena che attacca coi bassi. L’allegro iniziale viene poi seguito da un adagio più riflessivo che introduce a sua volta la prima scena con la prima aria dell’Angelo “Disserratevi, o porte d'Averno”. Splendidi costumi a cura di Annette Braun che vestono i personaggi in modo moderno. L’ingresso dell’Angelo è preceduto da una meravigliosa parata di cheerleader con tanto di pon pon, che si muovono al ritmo della musica. Davvero molto efficace. Molto brava l’interprete che ha retto la turbinosa aria haendeliana, ricca di scale ripidissime e gorgheggi impegnativi.
Nella concezione registica di Ilaria Lanzino, la Sacra Famiglia viene rappresentata come una normale famiglia che piange la morte del figlio, con tutta la rabbia ed il risentimento, alternati alla disperazione da parte di Maria e di San Giovanni. Le altre scene, l’appartamento e la sala di attesa dell’ospedale, sono funzionali a questa interpretazione. L’ospedale è un flashback della nascita di Cristo, mentre l’appartamento ritrae la quotidianità della famiglia e ovviamente mostra in primo piano la camera di Gesù, colma di peluche.
I brani che ci sono più piaciuti sia per la qualità musicale sia per l’ottima interpretazione sono stati nel primo atto la prima aria “Disserratevi, o porte d'Averno” dell’Angelo, la bellissima “D'amor fu consiglio” sempre affidata all’Angelo, caratterizzata da un ritmo lento, una dolcezza e da una linea melodica cristallina, valorizzata indubbiamente dal soprano,”Piangete, sì, piangete” di Maria Cleofe, una eccezionale interpretazione. Il duetto del primo atto “Dolci chiodi, amate spine” affidato a Maddalena e Maria Cleofe. Due voci perfettamente abbinate dal punto di vista timbrico, per una notevole, performance. In questo duetto si sente l'influenza sul giovane Handel del Vivaldi operistico. Molto bravo anche San Giovanni nella sua aria “Così la tortorella talor piange e si lagna”. Un pezzo davvero affascinante eseguito con grande perizia tecnica ma anche interpretativa. Un altro pezzo davvero interessante è l’aria dell’Angelo “Ferma l'ali, e sui miei lumi” con la sua atmosfera suggestiva caratterizzata dal suono dei flauti e da lunghi pedali sia orchestrali che nella parte cantata. Il coro che conclude il primo atto verrà riutilizzato in una delle tre ouverture della Musica sull’acqua.
Nel secondo atto la bellissima “Ecco il sol, ch'esce dal mare” eseguita da San Giovanni: molto suggestiva la descrizione metaforica della musica che descrive il sorgere del sole tra le acque. Anche in questo caso, bella interpretazione del tenore. Da ricordare anche il duetto “Impedirlo saprò” tra Angelo e Lucifero. Così come pure l’aria di Cleofe “Vedo il ciel, che più sereno”.
La direzione del Maestro George Petrou è stata molto precisa e tecnicamente senza difetti. Molto apprezzata dal pubblico, che ha applaudito di frequente anche durante l’esecuzione. Anche gli applausi finali sono stati prolungati e calorosi.
Insomma uno spettacolo davvero avvincente,con bella musica, ottimi interpreti e una cornice unica. Aspettiamo quindi la prossima opera di Handel con grande curiosità.
Ottimo lavoro!