Recensioni - Cultura e musica

Luci ed ombre per il Sogno di una notte di mezza estate al Teatro dell'Opera di Roma

La rappresentazione delle musiche di scena di Mendelssohn per la celebre commedia shakespeariana con balletto su coreografia di Balanchine ha destato qualche dubbio, anche se nel complesso è piaciuta

Premettiamo che la performance ha incluso anche brani tratti da altre composizioni di Mendelssohn, tra cui l'ouverture La bella melusina, una giovanile sinfonia per archi ed altri brani del repertorio del grande compositore tedesco. La scelta è certamente dovuta alla brevità della suite originale, che di per sé non supera l’ora di esecuzione. Sorprende tuttavia la soppressione di alcuni brani, come ad esempio la Marcia funebre che solitamente segue la marcia nuziale.

All’apertura del sipario, la scenografia che si è presentata è apparsa subito molto tradizionale, riportandoci un po’ nell’Ottocento. Una foresta con un sentiero, le fronde che si fondono in alto a creare una sorta di galleria naturale e una tipica atmosfera cupa. Grazie all'alternanza delle quinte e a giochi meccanici, comunque, l’effetto finale è stato interessante. Gli ambienti presentati sono principalmente un bosco ed il palazzo di Teseo. Il progetto scenografico di Gianluca Falaschi, coadiuvato dagli effetti di luce di Valerio Tiberi ha sortito quindi un bel risultato, anche se nel solco di una tradizione ben consolidata.

Anche i costumi, sempre a cura di Gianluca Falaschi, sono belli e si coordinano bene con le scene tradizionali. Molto appariscenti e ricchi quelli di Titania (Marianna Suriano) e Oberon (Mattia Tortora), la prima vestita da un lungo mantello argentato, il secondo da un ampio mantello dorato molto elegante e sorretto da paggi. Più modesto quello di Puck (Simone Agrò), anche per assecondare la tipologia di questo buffo personaggio. Finemente decorati e con colori contrastanti quelli delle due coppie di amanti, Ermia e Demetrio (Marta Marigliani e Valerio Marisca), Lisandro e Ippolita (Walter Maimone e Federica Azzone). Una coppia con predominanza di rosso e l’altra con predominanza di blu, alternati al bianco. Nel complesso sono piaciuti. Belli anche i costumi di Teseo (Giacomo Castellana) ed Elena (Alessandra Amato).

Le coreografie sono quelle classiche di George Balanchine e restano molto tradizionali, con una performance da parte dei ballerini a tratti un po’ discontinua, anche se nel complesso buona. Ci sono stati anche momenti memorabili: come il duetto nel secondo atto, con musiche non originali del Sogno ma tratte da una giovanile sinfonia per archi. Il brano è stato particolarmente apprezzato e salutato con un applauso del pubblico a scena aperta.

Per quanto riguarda i brani cantati, bene il coro di voci femminili, molto ben assemblato, anche a livello timbrico. Nonostante il canto fosse eseguito fuori scena, è stata ricreata un’atmosfera magica e pervasiva che sembrava calata dall’alto, come un coro di indefinite presenze del bosco. Complimenti al Maestro del coro Ciro Visco. Un po’ meno convincenti i due soprani, Jessica Ricci e Maria Elena Pepi, con una voce forse un po’ incerta. Per i testi, sono stati scelti quelli in inglese: una scelta poco comune. Normalmente si utilizzano quelli originali in tedesco.

Un discorso a parte va infine fatto per la direzione musicale, a cura del Maestro Karen Durgaryan, che ha presentato ombre e luci. In generale è apparsa un po’ spenta e poco convincente. Ritmi un po’ lenti, senza troppi guizzi e scintille, come invece richiederebbe la partitura. L’ouverture iniziale, ad esempio, è stata un po’ lenta e opaca. Non è passata quell'atmosfera magica rappresentata dai veloci passaggi degli archi che seguono l’introduzione dei flauti. Inoltre qualche strumento poco bilanciato, come le trombe, ha coperto gli archi nell’esplosione iniziale dell'orchestra portando un po’ di confusione sonora. Anche la celebre marcia nuziale è stata eseguita in modo quasi scolastico con una dinamica poco vitale. La scena in questo caso è stata salvata dalle scenografie e dalle luci che hanno parzialmente bilanciato anche se il risultato complessivo ha lasciato dei dubbi. Ben eseguito e diretto invece il celebre notturno con i corni, sicuramente uno dei momenti più alti della serata. Anche il finale con il coro conclusivo è stato apprezzato.

Insomma un bel concerto, anche se con qualche luce ed ombra. La musica di Felix Mendelssohn è forse poco rappresentata in Italia e occasioni come queste vanno comunque colte, per gli amanti del genere romantico-colto. Un autore che il grande pubblico dovrebbe certamente approfondire.

Speriamo quindi in un prossimo appuntamento!