Recensioni - Cultura e musica

Metamorfosi visive dei Momix a Verona

Fiori che sbocciano in un capolavoro di estetica coreografica

Anche quest’anno i Momix tornano al Teatro Romano di Verona dal 27 luglio all’8 agosto con Botanica – Season 2 facendo praticamente il tutto esaurito, nonostante il caldo torrido. L'evoluzione del celebre allestimento creato da Moses Pendelton nel 2008 viene rivisto e riproposto, arricchito con piacevoli sorprese e meravigliose proiezioni visive all’avanguardia.

L'opera si inserisce nel solco della consolidata tradizione artistica della compagnia di balletto americana, confermandosi non come una narrazione lineare, ma come una suggestiva e continua immersione sensoriale articolata per quadri coreografici slegati tra loro.

Dal punto di vista strettamente tecnico-coreografico, l'allestimento mette in luce la straordinaria preparazione atletica degli undici danzatori-acrobati in scena. La peculiarità dei Momix risiede, infatti, storicamente nella capacità di frammentare la figura umana, privandola della sua gravità e ponendola al servizio di un'illusione ottica totale.

Anche in questo nuovo capitolo di Botanica, i corpi degli interpreti si fondono con le poche strutture sceniche, coi costumi fluidi (Phoebe Katzin, Moses Pendleton, Cynthia Quinn), ma soprattutto con le intriganti proiezioni tecnologiche ideate e realizzate dallo stesso Moses Pendleton. Alcuni quadri sono dei capolavori assoluti di illusione e lirismo allo stesso tempo: in primis l’assolo della ragazza sulla pedana inclinata che funge da doppio, ma anche le tagete arancioni e i girasoli rappresentano delle architetture floreali viventi straordinariamente perfette.

Il disegno luci firmato da Joshua Starbuck e ancora una volta da Moses Pendleton (qui riadattato da Colin Montgomery Neukirch) non ricopre un ruolo meramente accessorio o di accompagnamento, ma è co-protagonista: le luci reinventano le geometrie spaziali guidando la percezione dello spettatore nell'oscurità teatrale. L’impatto visivo è immediato, universale e di indiscutibile poesia.

L'estetica dell'istante e della meraviglia visiva presenta tuttavia un duplice risvolto: se da un lato garantisce un risultato puntuale e predeterminato, dall'altro rischia di privilegiare l’illusione scenica e la reiterazione di stilemi già ampiamente consolidati nella storia quarantennale della compagnia che resta sempre ampiamente apprezzata.

Infine, la partitura sonora eterogenea genera un ecosistema acustico mobile che unisce le partiture classiche di Vivaldi a innesti di musica elettronica e suoni presi in prestito dalla natura.

L'allestimento dimostra che la formula d'illusione dei Momix possiede ancora la rara capacità di modificare la percezione dello spettatore, lasciandolo, per usare le parole dello stesso Pendleton, con “un po' meno gravità nel passo”.

Repliche fino all’8 agosto.

Sonia Baccinelli

Verona, 1° agosto 2026