Recensioni - Cultura e musica

Montegranaro: Mayer e Form per Bach e Beethoven

Altro appuntamento con l'Orchestra Filarmonica Marchigiana

Prosegue la ricca stagione sinfonica dell'Orchestra Filarmonica Marchigiana, con un gradito ritorno (dopo il successo dello scorso anno) di un interprete d’eccezione: Albrecht Mayer, Primo oboe solista dei Berliner Philharmoniker, impegnato nella doppia veste di direttore ed esecutore.

L'ultima data è stata al Teatro La Perla di Montegranaro, in collaborazione con l'associazione Amici della musica.

Il concerto si apre con grande intensità emotiva con il Corale-preludio “Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ“ BWV 639 (un brano dell'Orgelbüchlein, una raccolta di 46 preludi per organo scritti quasi esclusivamente nel periodo 1708-1717, quando Bach era organista di corte a Weimar) che vuol dire "Ti invoco Gesù Cristo", ed è una sorta di preghiera, come detto dallo stesso Mayer, di invocazione, della quale, in tempi come quelli odierni gli uomini e le donne sentono di aver necessità. Il brano è proposto nell'arrangiamento per oboe d'amore e orchestra d'archi. L'oboe d'amore, molto usato da Bach, é uno strumento traspositore in la, cioè una terza sotto all'oboe soprano, ed è dotato di un suono dolcissimo. Il suo utilizzo si è fermato al barocco, ma fu poi ripreso in tempi più moderni da compositori come Ravel. Nel concerto di stasera il suono di quello strumento ha incantato e commosso il pubblico, sin dalle prime battute. Mayer è un oboista estremamente attento alle dinamiche e all'interazione con orchestra e parti solistiche.

Nella successiva Aria “Erbarme Dich, mein Gott“, dalla Matthäus-Passion BWV 244 del 1727 (arrangiamento per oboe d’amore e orchestra d’archi) abbiamo assistito ad un dialogo intenso con Alessandro Cervo, il primo violino della Form, che ha mostrato un suono morbido ed avvolgente, mai sopra le righe, ma in sintonia perfetta con l'oboe d'amore. Il risultato è stata una performance elegante, misurata e struggente.

Infine il "Concerto per oboe d’amore e orchestra in la magg. BWV 1055R" (ricostruito da Wilfried Fischer nel 1970 per la Neue Bach-Ausgabe sulla base del Quarto Concerto per Clavicembalo BMV 1055), formato da tre movimenti (Allegro, Larghetto in fa diesis minore, Allegro ma non tanto). Esecuzione impeccabile dove Mayer ha dimostrato una grande fluidità, raffinatezza e un ottimo feeling con la Form.

Importanti sono stati gli interventi al clavicembalo del maestro Sauro Argalia, che suona uno strumento costruito e decorato personalmente nel 1996 (manuale copia Ruckers fiammingo inizio XVII sec).

Non sono mancati vari bis, tra cui "Ai giochi d'addio" di Nino Rota (dal film "Romeo e Giulietta" di Franco Zeffirelli) e soprattutto l'emozionante "Lascia che io pianga" dal "Rinaldo" di Georg Friedrich Händel, suonata in mezzo al pubblico, che è stato travolto da tanta magia.

La Altro appuntamento con seconda parte è stata eseguita l'ottava sinfonia di Beethoven in Fa maggiore Op. 93 , composta tra il 1811 e il 1812, la più breve delle sue nove sinfonie. Consta di quattro movimenti (Allegro vivace e con brio, Allegretto scherzando, Tempo di menuetto, Allegro vivace) come da tradizione. Tuttavia si resta forse un po' sorpresi per la mancanza di un secondo movimento, o comunque di almeno un movimento dedicato al lirismo, alla quiete. Tutta la sinfonia procede con andamento sostenuto che la Form affronta col giusto equilibrio di energia e delicatezza. La direzione di Mayer è sicura e non priva di quel carisma che apre ad un risultato sonoro ed espressivo di ottimo livello.

Un concerto memorabile dove Mayer si è dimostrato capace di intendere l'orchestra come una compagine unita, molto coesa, grazie al suo modo di dirigere e di intendere il rapporto con l'orchestra stessa. Ogni professore è stato gratificato per il lavoro svolto, con sorrisi, strette di mano che il direttore non ha fatto mancare, anzi, invitando il pubblico ad applaudire, rifuggendo da atteggiamenti da prima donna. Mayer é stato straordinario anche per questo motivo. Un vero grande artista che conosce l'importanza dell'empatia fra direttore ed orchestrali.

Marco Sonaglia (Teatro La Perla-Montegranaro 8 febbraio 2026)