Recensioni - Cultura e musica

Norma a tinte notturne

Il capolavoro belliniano in scena al Teatro Grande di Brescia

La Norma presentata domenica 13 dicembre al Teatro Grande di Brescia è stata piacevole, nonostante  le indisposizioni degli artisti principali.
La trama dell’opera è molto semplice e lineare. Sul finire della prima scena Pollione, proconsole romano, confida all’amico Flavio, suo centurione, di non amare più Norma e di preferirle Adalgisa, nonostante Norma abbia già rotto per lui il suo voto di castità dandogli due figli segreti.
Lo scudo bronzeo risuona convocando i druidi al tempio; i romani si dileguano e appaiono sacerdoti e sacerdotesse. Norma, la gran sacerdotessa, sale in centro all’altare da dove profetizza che Roma sarà abbattuta dalla propria debolezza e dichiara che non è ancora ora che  i galli insorgano contro i romani. Tutto ciò per proteggere Pollione che lei ancora ama.
 

Nel bosco sacro Adalgisa attende Pollione che la supplica di fuggire con lui a Roma dove potranno finalmente essere felici; Adalgisa è dapprima titubante, ma poi acconsente.
Norma nel tempio intanto si strugge d’amore, sapendo che Pollione vuole abbandonare lei ed i suoi figli per un’altra donna, ignorandone però l’identità. Adalgisa si confida con Norma, sua superiora, dicendole di aver infranto i voti e di essersi innamorata di un romano: Norma, memore delle sue stesse debolezze, non può che capire la novizia, ma nel momento in cui ella le rivela chi sia l’uomo, la gelosia prevale. Allo stesso tempo Adalgisa non può più pensare di fuggire con l’uomo che ha tradito la sacerdotessa che lei tanto rispetta ed ama profondamente.
Il secondo atto si apre con Norma che pensa di uccidere i propri figli, ma l’amore materno prevale. Pensa allora di lasciare che Adalgisa abbia Pollione, purché prometta di occuparsi dei bambini come se fossero figli suoi; Adalgisa però non vuole tradire Norma e incontra Pollione per ricordargli i suoi doveri.
Adalgisa riferisce che Pollione non vuole ottemperare agli impegni presi un tempo e questo manda Norma su tutte le furie: Norma colpisce lo scudo bronzeo e dichiara guerra ai romani.
Pollione, introdottosi nel tempio per rapire Adalgisa e trarla in salvo, viene scoperto e la morte è la pena per l’intrusione. Ancora mossa a pietà dall’amore, Norma offre ai galli infuriati una nuova vittima, una vergine che ha rotto i suoi voti: nello stupore generale dichiara il proprio nome e sale sulla pira, ma non sola perché Pollione, la segue dato che il suo amore per Norma si è riacceso nel vedere la generosità dalla donna.
Il capolavoro belliniano, oltre ad avere una trama semplice, ma ricca degli “ingredienti giusti” deve parte del suo successo al librettista, Felice Romani. Per la verità l’opera fu mal capita alla prima, il 26 dicembre 1831, ma già dalla seconda replica il pubblico del Teatro alla Scala di Milano comprese di trovarsi invece di fronte ad una partitura di straordinaria raffinatezza musicale e letteraria.
L’allestimento proposto domenica prevedeva l’impiego dell’orchestra lirica de I Pomeriggi Musicali diretti con mano sicura dal maestro Daniele Rustioni. Per la verità l’incipit non è stato dei migliori e l’ouverture è stata anche fischiata dal loggione. Infatti il limite di questa concertazione, peraltro efficace,  è stato nell’imprimere alla musica un taglio eccessivamente militaresco e nel dare troppo spesso gran voce alle percussioni. Per fortuna nel prosieguo non si sono verificati altri incidenti simili, anche se effettivamente per tutta l’opera i tamburi hanno continuato a vibrare con un vigore talvolta eccessivo.
Brava Silvia Dalla Benedetta, nella parte di Norma, che ha cantato anche se indisposta, come annunciato prima dell’inizio dello spettacolo; l’unico neo forse la mancanza di potenza, risolta però con un interessante lavoro di sfumature e preziosismi a livello interpretativo. I suoi duetti con Adalgisa, sono stati notevoli: sia quello di chiusura del primo atto che quello di apertura del secondo, grazie anche all’interessante prova di Alessandra Palomba. In generale la parte femminile ha davvero dato una gran bella prova di sé.
Rodolfo Park ha sostituito Francesco Anile nel ruolo di Pollione: senz’altro pulita la sua interpretazione, anche se forse più da tenore verdiano che belliniano. Molto applaudito Luca Tittoto nel ruolo di Oroveso.
I cori sono stati tutti piuttosto vigorosi, anche se all’inizio si è notata qualche sfasatura con l’orchestra. Episodio che poi non si è più ripetuto in corso d’opera.
Il regista Pier Paolo Pacini ha realizzato una Norma  dalle tinte notturne giocata molto su stilizzazione e pochi elementi scenici che pur con interessanti soluzioni estetiche riduce il tutto ad una certa staticità.
Di effetto le scene ed i costumi rispettivamente di Tobia Ercolino e Massimo Poli.

Sonia Baccinelli 13 dicembre 2009