Recensioni - Cultura e musica

Russia e Stati Uniti scintillano insieme al Tricolore

Proprio nei giorni in cui si celebra la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera” (17 marzo), il Teatro alla Scala di Milano mette in scena Jewels (con repliche fino al 24 marzo), il capolavoro di Balanchine, i cui colori sono gli stessi del Tricolore italiano.

L’unificazione politica del Paese venne dichiarata 161 anni fa e oggi più che mai è necessario celebrare questo evento fondativo della nostra identità nazionale perché, nell’attuale contesto storico, il ricordo di questo avvenimento venga associato alla necessità di una sempre più profonda unificazione dei popoli nel nome della pace comune.

In una sorta di ideale denominatore della parola bandiera, il verde (le pianure), il bianco (la neve delle nostre montagne) e il rosso (il sangue versato dai soldati italiani) si uniscono al blu e al giallo della bandiera della comunità europea e ucraina facendo riaffiorare l’iniziale idea di Balanchine di rimettere in scena, oltre a Smeraldi, Rubini e Diamanti anche gli Zaffiri incastonati nell’Oro.

Georgij Melitonovič Balančivadze, russo di origine georgiane naturalizzato americano e passato alla storia del balletto come Mr B., non poteva non sentire il richiamo della Colchide guardando i gioelli di Van Cleef & Arpels esposti nelle vetrine della Fifth Avenue. Ecco, perciò, riemergere il ricordo dei corredi funerari delle ricche tombe ritrovate nel Caucaso occidentale con centinaia di manufatti in oro: diademi ornati di immagini di leoni, orecchini e pendenti riccamente ornati di finissima granulazione, braccialetti massicci coronati da testine scolpite di animali diversi, collane con pendenti a forma di minuscole figurine e molto altro ancora.

Nel 1967, quando il trittico debuttò, la costumista ucraina Barbara Karinska creò raffinatissimi costumi tempestati da pietre simil-preziose che identificano, a seconda delle gemme, le tre sezioni del balletto: verdi per Emeralds su musica di Fauré, rossi per Rubies su partitura di Stravinskij, bianchi per Diamonds sulle note di Ciaikovskij. Pressoché invariati, allora come oggi questi meravigliosi abiti appagano la vista anche dello spettatore più pretenzioso.

Le tre sezioni sono godibilissime insieme, così come separatamente essendo finemente unite tra loro pur nella loro totale diversità.

Emeralds è il trionfo del balletto romantico francese. La dolce musica degli archi sui brani tratti dal Pelléas et Mélisande è resa impalpabile e soffice anche visivamente dai degas con sfumature digradanti per le quali la Karinska divenne ricercatissima a New York. Caterina Bianchi ha tenuto magnificamente la scena forte di un bellissimo sorriso che ha restituito l’immagine felice del danzatore che può finalmente tornare ad esprimersi in un teatro che ritorna alla vita.

E anche se i Diamanti sono collocati a chiusura dello spettacolo, a distanza di tanti anni dalla creazione è sempre Rubies che cattura l’attenzione del pubblico sin dal momento in cui si apre il sipario a riprova della genialità di Balanchine nel creare uno stile dinamico, nuovo e adatto ai fisici dei ballerini statunitensi. Velocità, fuori asse, piedi flex sono fusi insieme con tale maestria da lasciare sempre sbalorditi. E per eseguire Rubies serve non solo un cast di eccezionale preparazione, ma qui, più che altrove, è necessario interiorizzare i dettagli della coreografia. Per questa ragione il Teatro alla Scala ha chiamato l’ormai settantanovenne Patricia Nearny, per la quale il pezzo venne creato nel 1967, a rimontare Rubies e il risultato eccellente, in particolare per Nicoletta Manni, è assolutamente incontestabile.

In Diamonds trionfa l’essenza della danza classica zarista, quella della Bella Addormentata e del Lago dei Cigni che vengono citati in maniera più che evidente. Tutti accomunati dalla musica di Tchaikovskj e tutti con una regale polonaise. La corte si presenta a teatro o il teatro si presenta a corte con sfarzo e opulenza. Tutti e trentaquattro i ballerine/i celebrano l’amore di Balanchine per la sua terra di provenienza: la vecchia Russia e la consapevolezza di farne parte, pur essendosi definito un “americano in visita in Russia”. Magnifici Maria Celeste Losa e Timofej Anrijashenko: balance perfetti, giri puliti e buona elevazione. Forse da migliorare la resa espressiva dovuta alla tensione delle difficoltà tecniche nel ruolo che fu di Suzanne Farrel musa di Mr B, ma il sorriso è apparso radioso nel momento della chiamata a sipario.

E alla fine dello spettacolo resta evidente che Balanchine e Stavinskji sono tra i più grandi esempi di integrazione tra due grandi superpotenze avvenuto nel nome della danza e della musica.

Sonia Baccinelli

20/03/2022