Recensioni - Cultura e musica

Sempre suggestivo il Trovatore di Zeffirelli

Il capolavoro verdiano torna all’arena per le manifestazioni del bicentenario

Prodotto in occasione dei festeggiamenti verdiani del 2001, il Trovatore firmato Franco Zeffirelli è tornato sul palcoscenico dell’Arena per l’anniversario del 2013.
Nonostante le varie riproposte, questo spettacolo è, tra tutti quelli prodotti dal regista fiorentino per l’anfiteatro veronese, quello più compiuto e che meno di tutti mostra i segni del tempo.
L’impostazione è sempre quella classica zeffirelliana, con più attenzione alla scenografia che alla regia, però stavolta il gioco funziona molto bene. L’efficace  equilibrio tra atmosfere lunari e clima guerresco, sottolineato quest’ultimo dalle due poderose armature ai lati della scena, riesce a creare quadri di grande suggestione che restano impressi negli occhi dello spettatore.
 

L’eccesso di classicismo e la ridondante opulenza nelle scenografie e nei costumi non sortiscono l’effetto di stucchevole retroguardia, ma avvicinano ad una tradizione teatrale che non necessariamente si deve intendere come totalmente superata.
È vero, il lavoro sui cantanti è solo accennato ed i figuranti si limitano ad entrare ed uscire o tutt’al più a sfilare in processione, però, per una volta, questo non sembra un limite insormontabile.
Dal punto di vista musicale abbiamo avuto modo di apprezzare in primis l’eccellente Leonora di Hui He. La cantante cinese ha sfoggiato uno strumento perfetto nella tecnica e sapiente nell’uso di sfumature e mezzevoci. Non per nulla durante gli applausi ha goduto dei maggiori consensi.
Al suo fianco Carlo Ventre è stato un Manrico generoso nella voce ma non altrettanto raffinato nell’interpretazione. Decisamente più interessante il Conte di Luna di Artur Rucinski, il cui timbro vellutato è stato usato con grande intelligenza e perfetta adesione al personaggio.
Tutto l’opposto l’Azucena di Anna Smirnova, la cui interpretazione virava verso eccessi tipicamente veristi e poco o nulla aveva a che fare con il canto verdiano. 
Ottimo il Ferrando di Roberto Tagliavini, rivelatosi elegante fraseggiatore in ambedue le sue arie, e meritevoli di lode anche gli interpreti minori: Paolo Antognetti (Ruiz), Elena Borin (Ines), Victor Garcia Sierra (vecchio zingaro) e Cristiano Olivieri (messo).
Alla testa dell’orchestra dell’Arena Giuliano Carella ha diretto con grande efficacia, mantenendo un buon ritmo narrativo ma sapendo assecondare molto bene i cantanti anche nei passaggi più lirici ed intimisti.
Buona anche la prova del coro, che la direzione di Armando Tasso sembra stia facendo tornare ad  una forma ottimale.
Decisamente positiva la risposta del pubblico che ha tributato applausi convinti a tutto il cast.

Davide Cornacchione 6 luglio 2013