Convincente Jessica Pratt nel ruolo di Amina
La sonnambula, opera in due atti di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, è considerata con I puritani e Norma uno dei tre capolavori del compositore catanese.
Il tema, in realtà, è tratto sia dal balletto-pantomina di Eugène Scribe e Pierre Aumer intitolato La Somnambule ou L'arrivée d'un nouveau seigneur, (rappresentato con musica di L.J.F. Hérold al Théâtre de l'Opéra di Parigi il 19 settembre 1827) sia dalla "comédie-vaudeville'' La Somnambule di E. Scribe e G. Delavigne (rappresentata al Théâtre du Vaudeville di Parigi il 6 dicembre 1819).
L’opera ha inizio con i preparativi per le nozze fra Elvino ed Amina. Lisa, ostessa del villagio, è innamorata del giovane Elvino e lo vorrebbe come suo sposo.
Durante i festeggiamenti, giunge un nobiluomo che nessuno dei villici riconosce: è il conte Rodolfo, figlio del defunto signore del castello. Il gentiluomo rivolge alcuni complimenti ad Amina che ne resta lusingata, destando così la gelosia di Elvino.
La seconda scena del primo atto è ambientata nella locanda di Lisa, precisamente nella camera da letto del conte Rodolfo che corteggia l’ostessa.
Udendo dei passi, Lisa fugge, ma riconosce Amina, che, addormentata, entra per errore nella stanza del conte. La sonnambula immagina la cerimonia delle nozze e credendo che il conte sia Elvino gli chiede di abbracciarla: Rodolfo non sa che fare e da galantuomo decide di lasciare la stanza.
Un gruppo di villici, che ha ormai scoperto l'identità del conte, sopraggiunge alla locanda per rendergli omaggio e sorprendono così la giovane Amina che dorme da sola sul letto. Elvino è acciecato dalla gelosia, mentre la ragazza, svegliatasi all’improvviso non sa trovare parole per giustificarsi.
Il secondo atto si apre in un bosco dove Amina viene consolata dalla madre; lì incontra Elvino che le ricorda come lo abbia reso il più infelice tra gli uomini. Intanto al villaggio il conte Rodolfo tenta di spiegare cosa sia il sonnambulismo e di far recedere Elvino dalle sue posizioni. Il giovane, invece, per ripicca, è ormai deciso a sposare Lisa. Il paese è perciò nuovamente in festa in vista di una nuova possibile cerimonia nuziale, ma la madre di Amina accusa Lisa di aver commesso lo stesso reato di Amina e porta come prova un fazzoletto dell'ostessa trovato nella stanza del conte Rodolfo.
Elvino si sente nuovamente tradito, quando, fra la meraviglia generale, si vede Amina che cammina in stato di sonnambulismo sul cornicione del tetto di casa provando così che la buona fede della ragazza e che il conte Rodolfo aveva ragione.
Nell’allestimento andato in scena al teatro Grande di Brescia il ruolo di Amina è stato interpretato ottimamente da Jessica Pratt. Voce dotata di grande agilità, si è rivelata anche efficace attrice, sostenendo perfettamente la scena della gelosia con Elvino e il momento del risveglio nella camera del conte, nel quale ha simulato con sapiente arte drammatica smarrimento ed incredulità.
Bravi anche Enea Scala nel ruolo di Elvino e Marina Bucciarelli in quello di Lisa. In particolare Enea Scala, da vero uomo dal sud, ho saputo imprimere l’intensità necessaria alle scene di gelosia, oltre ad aver esibito un’ottima linea di canto, in particolare nel primo atto.
La giovane Marina Bucciarelli è stata sufficientemente civettuola nelle scene col conte Rodolfo, Alexej Yakimov, ma la parte di Lisa è purtroppo troppo breve per svelare appieno il suo talento.
Nel complesso di livello anche la prova dell’orchestra de “I Pomeriggi Musicali” diretta dal maestro Massimo Lambertini, anche se talvolta le percussioni sovrastavano i cantanti. Bene anche il coro, in particolare le voci maschili.
Semplice, ma gradevole infine l’allestimento scenico ideato da Susanna Rossi Jost: il piccolo villaggio svizzero è stato reso senza eccesso di zelo, ma con grande efficacia. Molto suggestive le ambientazioni della locanda e quello della scena della gelosia di Elvino nel primo atto.
Sonia Baccinelli 22 ottobre 2010