Recensioni - Cultura e musica

Torino: Fazil Say all'auditorium Rai Arturo Toscanini

L’Orchestra sinfonica Rai interpreta composizioni di Ravel e Musorgskij e sostiene uno scatenato Fazil Say al pianoforte

L’evento è trasmesso in diretta streaming su Rai Cultura, e live sulle frequenze di Radio 3. Sul podio a guidare gli strumentisti sale Diego Ceretta, classe 1996. Un direttore giovane, ma per nulla intimorito. Ceretta è attualmente direttore principale dell’Orchestra della Toscana, incarico che ricopre dal 2023, ed è conosciuto in Italia e all’estero. Il suo viso è quello di un ragazzo, che con la bacchetta tra le mani si trasforma in un punto di riferimento esperto per i colleghi musicisti.

Ceretta dirige a memoria, i suoi gesti non sono esasperati, ma convinti ed essenziali, indirizzati all’intero organico orchestrale e, di volta in volta, agli strumentisti che suonano le parti principali delle frasi musicali.

Si inizia con l’esecuzione dei “Valses nobles et sentimentales” di Maurice Ravel, composti per pianoforte ed eseguiti per la prima volta a Parigi il 9 maggio 1911. Fu lo stesso Ravel ad orchestrarli, consentendo a questa sua opera di veder accresciuto ancor di più il proprio innegabile valore. Ravel, con tali brani, volle omaggiare Franz Schubert che, nonostante la sua breve vita, di valzer ne compose diversi, alcuni dei quali raccolti in due libri che intitolò proprio “Valses sentimentales” e “Valses nobles”. I valzer di Ravel sono otto, tutti abbastanza brevi, per una durata totale di circa quindici minuti, e di carattere e tonalità differenti l’uno dall’altro. Basta ascoltarli per rendersi conto, ammaliati dall’ “architettura” delle melodie, che non potrebbero essere riconducibili ad un compositore diverso dall’innovativo francese. Siamo lontani dai più celebri capolavori di Ravel (“Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore”, “Gaspard de la nuit”, “Miroirs”), ma questi valzer conservano intatta una bellezza che il tempo non ha scalfito e mai potrà scalfire.

La parte centrale della serata è dedicata a Fazil Say che seduto ad uno Steinway a coda, introdotto dai tecnici e collocato quasi al centro del palcoscenico, propone “Mother Earth”, concerto per pianoforte e orchestra op. 111, da lui scritto. Per la prima volta questo concerto, presentato il 23 maggio 2025 sotto la direzione di Simone Menezes, alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Osaka e sempre con Say al piano, viene suonato in Italia.

Say stupisce per la sua interpretazione che trascina il pubblico a tributargli meritate ovazioni. Egli sembra formare un tutt’uno col proprio strumento, che padroneggia con virtuosismo partecipando, con intense espressioni facciali, al racconto che l’orchestra e il suo pianoforte presentano, che è quello della terra soggiogata dalla crisi climatica globale. Il concerto, lungo ventotto minuti, è costruito in forma di dialogo tra pianoforte e orchestra, ma l’attività di Say conosce davvero pochi momenti di pausa. Tra gli strumentisti Rai, da segnalare in special modo i percussionisti, che riproducono i fragori di terremoti, inondazioni, frane, ma anche suoni della natura e il richiamo della voce degli uccelli della foresta. I passaggi eseguiti al pianoforte non sono, presi singolarmente, di impossibile esecuzione, ma acquistano credibilità e valore inseriti nel contesto di una composizione che rende magnificamente l’idea di quanto voglia rappresentare, contribuendo alla costruzione di immagini mentali che scorrono, fluide, agli occhi degli spettatori.

L’ultimo momento musicale è dedicato all’interpretazione dei “Quadri di un’esposizione”, suite per pianoforte di Modest Musorgskij, nella versione orchestrata da Maurice Ravel. Al solenne tema iniziale, ripreso più volte per introdurre le diverse “Promenade” (passeggiate), seguono brani di carattere vario: misterioso (“Gnomus”), rassegnato (“Il vecchio castello”), ironico (“Tuilieres”), di rinascita (“Bydlo”), scherzoso (“Balletto dei pulcini nei loro gusci”), minaccioso (“Samuel Goldenberg und Schmuyle”), frenetico (“Limoges, le marché”), cupo (“Catacombae. Cum mortis in lingua mortua”), di azione (“La cabane sur des pattes de poule”). I quadri esposti sono descritti ciascuno da una musica che è corrispondente ad emozioni che alla fine ogni individuo prova nel corso della propria esistenza. Il tema insistente e ripetitivo che contraddistingue l’ultimo brano, “The Great Gate of Kiev”, rappresenta, per concludere, l’indicazione del trionfo, della vittoria, della gioia inseguita e raggiunta. Piena e autentica.