Recensioni - Cultura e musica

Traviata si conferma un solido spettacolo di repertorio

Ancora piacevole e funzionale l’allestimento di Hugo De Ana

Complice di questo successo il professionale allestimento di Hugo de Ana risalente a qualche anno fa. Certo non si tratta di una messa in scena particolarmente originale, ma nemmeno polverosa, che ha il grande pregio di illustrate l’opera con una certa modernità e con un buon utilizzo delle masse e degli spazi scenici. L’idea è quella degli specchi e delle vetrate tipiche dei tetti di Parigi, il tutto inquadrato in grandi cornici artistiche che rimandano ai quadri dell’ottocento. Una sorta di museo in cui il secondo atto è una grande tela con fiori dipinti e il terzo una distesa di vecchi giornali, forse quelli recuperati dalle casse in cui si conservano le grandi tele che sono rimaste a ricordo dei fasti di Violetta e dell’ottocento parigino. Più sfumato e meno risolto il riferimento al gossip e al giornalismo. Sempre belli e sfarzosi i costumi. Appropriate le coreografie di Leda Lojodice.

Dal punto di vista della regia sui cantanti si nota invece trattarsi di una ripresa in cui ognuno è lasciato un po’ a se stesso, fatti salvi i movimenti principali, probabilmente spiegati frettolosamente da qualche assistente. Lana Kos interpreta Violetta in modo convincente, ha il fisico del ruolo e una certa spigliatezza nei movimenti che la rendono comunque credibile. Dal punto di vista vocale è corretta ma non entusiasma fino in fondo. Il migliore della serata è sicuramente l’Alfredo di Francesco Meli con acuti svettanti, fraseggio appropriato, voce salda e omogenea in tutti i registri, supportato infine anche da una discreta padronanza scenica. Davit Babayants interpretava Giorgio Germont con tonitruante voce di baritono, ma ben lungi da un’interpretazione approfondita, con canto monocorde e affaticato ed un’interpretazione scenica assolutamente insufficiente in cui si limita ad entrare e uscire cantando rivolto al pubblico. Una sorta di concerto in costume per lui, cosa non più accettabile nel moderno teatro d’opera. Coretti e professionali tutti i numerosi comprimari.

Andrea Battistoni dirigeva l’orchestra dell’Arena con risultati alterni, in particolare da segnalare la non omogenea calibratura della banda di palco che spesso copriva i cantanti.

Il pubblico ha gradito lo spettacolo con applausi sentiti.

Raffaello Malesci (08/08/13)


Da qualche anno, complici le difficoltà economiche, l’ente Arena ha intrapreso una saggia ed economica politica di repertorio. Vale a dire la ripresa di grandi titoli di sicuro richiamo con allestimenti già visti in precedenza. Nel caso di Traviata questa politica sembra pagare in quanto l’anfiteatro era ben affollato da un pubblico in prevalenza turistico, che ha gradito la messa in scena complessiva e la realizzazione artistica.