Secondo appuntamento consecutivo al Teatro Filarmonico con la Staatskapelle Dresden diretta da Daniele Gatti e con Beatrice Rana solista.
La XXXV edizione del Settembre dell’Accademia si è aperta al Teatro Filarmonico di Verona con un doppio appuntamento che ha visto protagonista la Staatskapelle di Dresden diretta da Daniele Gatti, attuale direttore musicale. Il programma del primo concerto prevedeva l’esecuzione della sesta sinfonia di Mahler, mentre quello del secondo, che ha visto anche la presenza della pianista Beatrice Rana ed al quale si riferisce questa recensione, era incentrato su musiche di Beethoven e Brahms.
La compagine tedesca si presentava in splendida forma, soprattutto nella sezione degli archi che sono sempre stati nella sua tradizione un punto di eccellenza assoluta e che abbiamo avuto modo di apprezzare sin dall’Ouverture Egmont che ha aperto la prima parte. Una lettura luminosa, impeccabile nelle dinamiche, che rendeva perfettamente la drammaturgia della pagina che condensa in sé tutto il dramma di Goethe.
Decisamente diverse le tinte del Quarto concerto per pianoforte e orchestra, sempre di Beethoven, del quale Beatrice Rana ha fornito un’ interpretazione molto personale ma di grande coerenza, improntata sul fraseggio e sul peso sonoro, supportato da una tecnica straordinaria. Questa lettura trova il suo momento più icastico in un Andante con moto intimistico, ai limiti dell’introspettivo, che Gatti e l’orchestra assecondano in modo magistrale a dimostrazione di un’intesa straordinaria, di quelle che non sempre si creano sul palcoscenico.
La seconda parte ha visto sui leggii la Seconda sinfonia di Johannes Brahms, sicuramente la meno frequentata delle quattro. Gatti ne ha dato un’interpretazione molto lineare, cartesiana, che evita l’enfasi e la retorica spesso attribuite al compositore di Amburgo. L’attenzione è qui rivolta agli equilibri interni, ai rapporti tra le singole sezioni, a riprova che la partitura può esprimersi perfettamente anche senza eccessi romantici.
Il concerto ha regalato anche due bis: un Lieder ohne Worte di Mendelssohn eseguito da Beatrice Rana ed il preludio al terzo atto dei Meistersinger von Nüremberg di Wagner in chiusure.
Teatro Filarmonico esaurito, applausi incandescenti. Ma non avrebbe potuto essere diversamente.